
Più di 3.300 persone fuori casa, 215 edifici sgomberati e 1.322 famiglie costrette a trovare una sistemazione alternativa. A oltre due settimane dal terremoto che ha colpito i Campi Flegrei, l’emergenza non riguarda più soltanto la tenuta degli edifici. A Pozzuoli sta diventando sempre più evidente un secondo problema: trovare una casa per chi non può rientrare nella propria.
Il numero degli sfollati è cresciuto rapidamente con il proseguire dei sopralluoghi. Soltanto una settimana fa erano circa duemila. Le verifiche tecniche effettuate successivamente hanno però individuato nuove abitazioni inagibili, facendo salire il numero delle persone coinvolte oltre quota 3.300. All’origine dell’emergenza c’è la scossa di magnitudo 4.7 registrata il 31 luglio, la più forte nell’area dei Campi Flegrei degli ultimi quarant’anni. Un terremoto che aveva portato inizialmente all’evacuazione di centinaia di residenti e che, con il passare dei giorni, sta mostrando conseguenze molto più ampie.
La maggior parte degli sfollati è ospitata da amici e parenti
Nonostante le dimensioni dell’emergenza, soltanto una piccola parte degli sfollati si trova nelle strutture predisposte dalla Protezione civile. La maggioranza delle famiglie ha infatti trovato autonomamente ospitalità presso parenti e amici, mentre una parte dei residenti è stata sistemata negli alberghi della zona. Al Palatrincone di Pozzuoli, dove fin dalle prime ore successive al sisma erano state predisposte delle brandine, sarebbero rimaste soltanto poche decine di persone.
Una distribuzione che rende l’emergenza meno visibile rispetto a quella di altre grandi calamità, ma non necessariamente meno complessa. Per migliaia di persone la quotidianità è stata improvvisamente sospesa. Case lasciate in poche ore, oggetti personali rimasti all’interno degli edifici e soprattutto l’incertezza sui tempi necessari per poter rientrare. La Regione Campania ha stanziato un milione di euro per finanziare il contributo per l’autonoma sistemazione. Il sostegno economico previsto varia tra 400 e 900 euro, a seconda della composizione del nucleo familiare, ed è destinato a chi deve sostenere il costo di un alloggio alternativo. Ma proprio trovare quell’alloggio sta diventando uno dei problemi principali.

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Affitti in aumento dopo il terremoto
Diversi comitati di residenti dei Campi Flegrei hanno denunciato nelle ultime settimane forti aumenti dei prezzi degli affitti. Secondo le segnalazioni, alcune abitazioni disponibili sarebbero state proposte a cifre sensibilmente superiori rispetto ai normali valori di mercato. Una situazione particolarmente delicata perché riguarda famiglie che non stanno cercando una nuova casa per scelta, ma perché obbligate da un’ordinanza di sgombero.
Il rischio è evidente: all’emergenza provocata dal terremoto potrebbe sovrapporsi una vera e propria emergenza abitativa, alimentata dalla concentrazione improvvisa di migliaia di persone alla ricerca di un appartamento nella stessa area. Negli ultimi giorni sono state organizzate manifestazioni per chiedere alla Regione Campania misure contro quella che i residenti definiscono speculazione. Anche il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, ha chiesto un intervento del prefetto di Napoli e controlli da parte della Guardia di Finanza. Nel frattempo alcune banche hanno previsto per i residenti delle zone interessate la possibilità di sospendere temporaneamente le rate di mutui e finanziamenti relativi alle abitazioni e alle attività economiche colpite.
Dal governo 100 milioni per gli edifici danneggiati
Sul fronte della ricostruzione, il governo è intervenuto il 4 agosto con un decreto-legge che mette a disposizione 100 milioni di euro per la riparazione e la riqualificazione degli immobili dichiarati inagibili dopo il terremoto. Il provvedimento prevede inoltre un fondo destinato a contribuire alle spese sostenute dai proprietari che decidono di intervenire autonomamente sulla propria abitazione principale danneggiata. Per questa misura sono stati previsti circa 1,9 milioni di euro nel 2026 e 4,5 milioni nel 2027.
La questione centrale, però, rimane quella dei tempi. Per chi ha dovuto lasciare casa, sapere che un edificio potrà essere riparato non risolve il problema immediato di dove vivere nelle prossime settimane o nei prossimi mesi. Ed è proprio questa distanza tra interventi strutturali e necessità quotidiane a rendere particolarmente complessa la gestione dell’emergenza.

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Il terremoto ora crea problemi anche al porto di Pozzuoli
Le conseguenze del sisma stanno iniziando a interessare anche le infrastrutture. Il 14 agosto il sindaco di Pozzuoli ha firmato un’ordinanza che vieta il transito dei mezzi pesanti nel porto, a causa della presenza di due edifici pericolanti lungo il percorso utilizzato dai camion. Una limitazione che potrebbe avere effetti anche al di fuori della città.
Dal porto di Pozzuoli partono infatti numerosi mezzi destinati al trasporto di rifornimenti verso Ischia e Procida. Con il nuovo divieto, i camion dovrebbero utilizzare il porto di Napoli, modificando un sistema logistico consolidato e rischiando di creare difficoltà negli approvvigionamenti delle due isole. Per affrontare il problema è stata convocata una riunione in prefettura con l’obiettivo di individuare possibili percorsi o soluzioni alternative. L’emergenza dei Campi Flegrei assume così una dimensione progressivamente più ampia: dagli edifici alle famiglie, dal mercato immobiliare fino alla mobilità e ai collegamenti marittimi.
Perché la terra continua a muoversi ai Campi Flegrei
Quello dei Campi Flegrei non è un territorio sismico come molti altri. L’area è una grande caldera vulcanica, formatasi in seguito ad antiche eruzioni e caratterizzata ancora oggi da un’intensa attività del sottosuolo. La presenza di sistemi vulcanici provoca fumarole, terremoti e continue deformazioni del terreno. Il fenomeno più conosciuto è il bradisismo. Il suolo della caldera attraversa periodicamente fasi di sollevamento e abbassamento. Questi movimenti producono tensioni nelle rocce che possono generare sciami sismici e terremoti, come quelli che negli ultimi anni sono diventati una presenza sempre più familiare per chi vive tra Pozzuoli e l’area occidentale di Napoli.
La scossa del 31 luglio, con magnitudo 4.7, ha però segnato un nuovo punto nella lunga convivenza del territorio con il bradisismo. A distanza di settimane, il dato più concreto non è soltanto quello registrato dai sismografi. Sono oltre 3.300 persone che non possono tornare nelle proprie case. Ed è su questo terreno che si giocherà la fase più difficile dell’emergenza: garantire alloggi accessibili, mettere in sicurezza gli edifici e permettere alle famiglie di recuperare una quotidianità che, dal 31 luglio, rimane sospesa.

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