
Il cambio di rotta dell’IEA mette in luce un fatto evidente: il futuro dell’energia può essere riscritto dalla politica prima ancora che dalla tecnologia. Gli Stati Uniti, principali produttori mondiali di petrolio e gas, hanno esercitato un’influenza decisiva. L’amministrazione Trump riteneva “ideologica” l’impostazione dell’IEA, giudicata troppo ottimista sulla transizione ecologica. Così, dopo pressioni e minacce di tagli ai finanziamenti, l’Agenzia ha reinserito uno scenario che non prevedeva più il declino imminente dei combustibili fossili.
L’IEA e il ritorno del Current Policy Scenario
La decisione più significativa riguarda il ripristino del Current Policy Scenario, abbandonato nel 2020 perché ritenuto troppo distante dagli obiettivi annunciati dai governi. Ora l’IEA torna a un modello basato esclusivamente sulle politiche già in vigore, senza includere impegni climatici non ancora tradotti in legge. Il risultato è netto: nessun picco della domanda di petrolio o gas da qui al 2050, e un mondo che continua a consumare idrocarburi come se la transizione fosse ancora lontana.

Il culto di Musk: Tesla trasforma il capitalismo in fede tecnologica
IEA, quando gli scenari energetici diventano geopolitica
Il caso IEA rivela un punto delicato: gli scenari energetici non sono fotografie del futuro ma interpretazioni politiche del presente. Il team di Trump, con il segretario all’Energia Chris Wright — petroliere di lungo corso — ha contestato l’impianto “rinnovabilista” dell’Agenzia, accusandola di disincentivare investimenti in petrolio e gas. Le pressioni sono state così intense da includere la richiesta esplicita di rimuovere figure interne considerate troppo vicine alla transizione ecologica. L’IEA, fondata proprio dagli USA nel 1974 dopo la crisi petrolifera, ha risposto riallineandosi, almeno in parte, alla nuova dottrina energetica americana.
I Paesi dell’Unione europea più pessimisti sul loro futuro: le principali preoccupazioni dell’Europa
IEA, un futuro diverso per carbone, gas e rinnovabili
Il World Energy Outlook 2025 descrive un quadro sorprendente: anche nello scenario più ambizioso, la domanda di gas crescerà del 10% entro il 2030, mentre quella di petrolio raggiungerà il picco solo nella prossima decade. Al contrario, le rinnovabili continuano a crescere, ma meno rapidamente rispetto a quanto stimato negli anni precedenti. Anche qui si nota l’impatto delle politiche statunitensi: i tagli della Casa Bianca agli incentivi hanno rallentato lo sviluppo del fotovoltaico e dell’eolico, influenzando le stime globali dell’IEA.
Nonostante questo, nella prima metà del 2025 l’energia solare ha superato per la prima volta il carbone nel mix elettrico mondiale — un cambiamento storico che però fatica a tradursi in un vero cambio sistemico.

L’IEA tra scienza, politica e narrazione
Il paradosso centrale del nuovo rapporto è riassunto da un punto cruciale: la tecnologia corre più veloce dei modelli politici. Le auto elettriche accelerano nei mercati emergenti, le batterie di rete espandono il ruolo del solare e i nuovi sistemi di accumulo consentono una flessibilità impensabile dieci anni fa. Ma se i governi non traducono queste innovazioni in politiche, gli scenari ufficiali rimangono legati a un mondo fossile.
Ecco perché il ritorno del petrolio non è una previsione scientifica: è una scelta narrativa, un modo di dire all’industria dove guardare e agli investitori dove mettere i soldi. La Casa Bianca, con il suo peso geopolitico, ha dimostrato ancora una volta che chi controlla la narrazione dell’energia controlla anche la direzione del mercato.
Quando il merito diventa una trappola: la scuola che premia i privilegi













