Emergenza Nazionale

Nove donne uccise in due mesi: il Sudafrica torna a fare i conti con la violenza di genere

La polizia indaga sui femminicidi avvenuti nell’area di Ekurhuleni, mentre il Paese torna a interrogarsi su una violenza di genere che ha dimensioni strutturali

di Redazione di The Outline | Settembre 21, 2026
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La polizia indaga sui femminicidi avvenuti nell’area di Ekurhuleni, vicino a Johannesburg. I casi potrebbero essere collegati, ma dietro l’allarme emerge un problema molto più ampio: in Sudafrica la violenza contro le donne ha dimensioni strutturali. Nove donne uccise nell’arco di due mesi nella stessa area metropolitana. Corpi ritrovati in luoghi diversi, vittime in gran parte giovani e circostanze che presentano alcune somiglianze. È quanto sta accadendo a Ekurhuleni, municipalità a est di Johannesburg, dove la polizia sudafricana sta cercando di stabilire se esista un collegamento tra una serie di omicidi che ha riacceso nel paese il dibattito sulla violenza di genere.

L’ultimo corpo è stato trovato il 17 settembre a Dawn Park. Secondo la polizia, la donna, non ancora identificata al momento del ritrovamento, aveva circa trent’anni. Gli investigatori stanno confrontando luoghi, tempi, profili delle vittime e circostanze dei diversi delitti. Le autorità hanno però invitato alla cautela: parlare già di un unico responsabile o di un serial killer sarebbe prematuro. Le indagini stanno considerando anche la possibilità di più autori e di casi indipendenti.

Nove omicidi e una domanda ancora senza risposta

Le prime vittime sono state ritrovate a Kempton Park, nell’area dove si trova l’aeroporto internazionale OR Tambo. Altri corpi sono stati scoperti successivamente in diverse località di Ekurhuleni. Diverse donne erano nude o parzialmente vestite e alcune presentavano segni compatibili con violenze sessuali. È proprio la presenza di elementi ricorrenti ad aver spinto la polizia ad ampliare l’indagine. Tra le vittime identificate c’è Elizabeth “Tsontso” Moselakgomo, 38 anni. Il 9 settembre era uscita per correre e non era più tornata a casa. A dare l’allarme era stata la figlia di otto anni. Il suo corpo è stato trovato alcuni giorni dopo. La sua morte è diventata uno dei simboli della mobilitazione nata attorno ai delitti di Ekurhuleni.

Corse commemorative, veglie e manifestazioni hanno attraversato Johannesburg e altre città. Il punto sollevato dalle associazioni è più ampio dei nove casi: per molte donne sudafricane modificare percorsi, orari e abitudini per ragioni di sicurezza è diventato parte della quotidianità. Dopo gli ultimi omicidi, le richieste di maggiore prudenza rivolte dalla polizia alle donne hanno provocato anche critiche da parte degli attivisti, secondo i quali la responsabilità della prevenzione non può essere trasferita sulle potenziali vittime.

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Il problema non nasce a Ekurhuleni

Considerare i nove omicidi soltanto come una possibile serie criminale rischia però di nascondere il contesto nel quale sono avvenuti. Il Sudafrica presenta da anni livelli estremamente elevati di violenza contro le donne. Secondo dati citati dalle Nazioni Unite, il tasso di uccisioni di donne nel paese è circa cinque volte superiore alla media globale; altre rilevazioni relative al 2022 hanno indicato un tasso di 12,2 donne uccise ogni 100mila. La violenza di genere si inserisce inoltre in un contesto generale caratterizzato da un livello molto alto di criminalità violenta. Questo rende il problema più difficile da affrontare perché aumenta contemporaneamente la pressione sulle strutture investigative, sulla medicina forense, sui tribunali e sui servizi destinati alle vittime.

Il limite non riguarda soltanto le leggi esistenti, ma la capacità dello Stato di trasformarle in prevenzione, indagini efficaci e protezione concreta. Secondo dati resi pubblici nel 2026, meno del 20 per cento dei casi di omicidio arriva a una fase investigativa considerata significativa, mentre la stessa polizia aveva fissato per il 2025 un obiettivo di detection rate per gli omicidi dell’11,33 per cento. È un dato diverso dal tasso di condanna dei casi che arrivano effettivamente a giudizio, che è molto più elevato: la distinzione mostra quanto uno dei principali colli di bottiglia si trovi prima del processo.

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Una catastrofe nazionale che attende risposte

Il governo sudafricano ha formalmente riconosciuto la gravità del fenomeno. Nel novembre del 2025, dopo una nuova ondata di mobilitazioni, il National Disaster Management Centre ha classificato la violenza di genere e il femminicidio come national disaster, in base al Disaster Management Act. La decisione ha attribuito all’esecutivo nazionale la responsabilità primaria di coordinare la risposta attraverso gli strumenti legislativi e amministrativi disponibili. Non si tratta quindi soltanto di una definizione politica. La classificazione dovrebbe favorire un maggiore coordinamento tra istituzioni, polizia, giustizia, servizi sociali e organizzazioni della società civile. Il governo dispone già di un National Strategic Plan on Gender-Based Violence and Femicide, articolato su prevenzione, giustizia, protezione, assistenza alle vittime, responsabilità istituzionale e raccolta dei dati. Il problema resta la distanza tra riconoscimento dell’emergenza e capacità di modificarne concretamente le cause e gli effetti.

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Perché i nove omicidi contano oltre l’indagine

Le indagini di Ekurhuleni dovranno stabilire se i nove delitti siano opera della stessa persona, di più responsabili o se alcuni casi non abbiano alcuna relazione tra loro. Tre persone sono state arrestate in relazione a uno dei nove omicidi, ma questo non dimostra un collegamento con gli altri casi. È proprio questa distinzione a essere essenziale: l’esistenza di un serial killer è ancora un’ipotesi investigativa, mentre la dimensione sistemica della violenza contro le donne in Sudafrica è documentata da anni.

Per questo le manifestazioni delle ultime settimane chiedono qualcosa che va oltre la soluzione dei singoli omicidi. Chiedono che una crisi già riconosciuta ufficialmente dallo Stato venga affrontata come tale: con investigazioni più efficaci, prevenzione, risorse e responsabilità istituzionale. I nove corpi ritrovati intorno a Johannesburg hanno reso improvvisamente visibile un’emergenza che, per il Sudafrica, non è affatto nuova.