
Quando gli Stati Uniti hanno rimosso Nicolás Maduro dal potere in Venezuela, molti hanno ipotizzato che lo stesso potesse accadere con l’Iran, supponendo che Washington avrebbe potuto abbattere anche il regime di Teheran. Tuttavia, questa visione è stata messa in discussione. La realtà è che, dopo l’operazione contro Maduro, il sistema politico venezuelano non è collassato: l’ex vicepresidente Delcy Rodríguez è diventata presidente ad interim, supportata dalla Corte Suprema e dall’esercito. Ciò mostra che, nonostante la rimozione di Maduro, le strutture di potere del paese sono rimaste intatte.
Quello che riguarda Maduro non è un cambiamento di regime, ma un controllo più flessibile
L’episodio di Maduro suggerisce una realtà fondamentale per la politica estera di Trump: l’obiettivo non è la caduta completa del regime, ma piuttosto l’instaurazione di un sistema che sia più flessibile e compatibile con gli interessi americani. Questo approccio è cruciale per l’Iran, poiché l’intervento esterno in Venezuela dimostra che gli Stati Uniti potrebbero non perseguire un cambio di regime completo, ma piuttosto cercare di gestire le relazioni con regimi autoritari, mantenendoli al potere pur favorendo gli interessi americani.
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Maduro: e differenze tra Venezuela e Iran
Il paragone tra Venezuela e Iran è fuorviante, poiché i due paesi differiscono radicalmente per struttura politica e ambiente strategico. In Venezuela, il potere è stato mantenuto grazie a una solida coesione interna e a una capacità di resistere alla pressione internazionale, mentre l’Iran affronta un contesto molto più complesso, con forti proteste interne e una crisi economica che minaccia la stabilità del regime. Una violenta frammentazione del leadership iraniana, come nel caso venezuelano, potrebbe avere gravi ripercussioni regionali e globali, soprattutto in un contesto di crescente tensione con Israele.

La resistenza della leadership iraniana
Per l’élite iraniana, la lezione più importante che arriva dall’esperienza venezuelana riguarda la capacità di resistere alle pressioni esterne e mantenere l’unità interna. La lezione che si può trarre è che un regime autoritario può continuare a esistere nonostante le difficoltà interne se è in grado di reprimere il dissenso e negoziare in modo strategico con attori esterni. Il rischio è che questa strategia spinga Teheran a reprimere ancora di più la propria popolazione, mentre negozia con l’amministrazione Trump per ottenere vantaggi politici ed economici.
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Iran: Il pericolo della mancata trasformazione interna
La vera sfida per l’Iran non è solo esterna. Nonostante le crescenti proteste contro il regime e le richieste di riforma, la mancanza di una visione politica alternativa chiara rischia di ostacolare una vera trasformazione democratica. Le forze di opposizione, pur avendo identificato ciò che non vogliono, faticano a proporre un’alternativa concreta al regime. Senza un progetto politico coerente, i movimenti di protesta potrebbero essere strumentalizzati dai poteri interni e esterni, impedendo una vera evoluzione del paese.

Lezione da Maduro: cautela e visione interna
La lezione che emerge dal caso di Maduro è che la pressione esterna, senza un solido progetto politico interno, non porta alla libertà. I regimi autoritari possono resistere alla pressione internazionale, e l’Iran potrebbe uscire intatto ma ulteriormente opprimente se non viene affrontata una vera trasformazione interna. Per l’Iran, la chiave è riconoscere che la vera lotta per il cambiamento è quella che avviene al suo interno. I leader iraniani devono affrontare il problema di una transizione politica che possa portare il paese verso un futuro più democratico e sostenibile.
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