Conflitto rurale

La guerra degli ulivi: quando la terra diventa un’arma del conflitto

La guerra degli ulivi in Cisgiordania mostra come la terra sia diventata un’arma strategica del conflitto. Attacchi record, impunità e collasso economico trasformano la raccolta delle olive in un fronte politico e identitario. Colpire gli ulivi significa colpire la memoria di un popolo

di Redazione di The Outline | Novembre 17, 2025
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La guerra degli ulivi in Cisgiordania mostra come, nel 2025, il conflitto israelo-palestinese non si combatta solo con armi o incursioni, ma attraverso la terra stessa. Durante la stagione della raccolta, attacchi sistematici contro contadini e uliveti rivelano chi, come, dove e perché tenta di ridefinire potere, identità e sovranità.

La guerra degli ulivi come strategia territoriale

La violenza che investe gli uliveti palestinesi non è episodica né marginale: è parte di una strategia che mira a controllare la terra attraverso la quotidianità rurale. Secondo le Nazioni Unite, ottobre è stato il mese più violento dal 2006, con oltre 260 attacchi registrati in Cisgiordania, una media di otto episodi al giorno. Nella stagione della raccolta, quando le famiglie palestinesi raggiungono i campi intorno ai villaggi, i coloni israeliani hanno intensificato assalti, vandalizzazioni e incendi.

Le immagini circolate online — uomini mascherati a Tulkarem, magazzini devastati a Beit Lid, tende date alle fiamme a Deir Sharaf — descrivono una violenza che non è spontanea: è pianificata, coordinata e finalizzata a impedire l’accesso alla terra. Muayyad Shaaban, dell’Autorità nazionale palestinese, parla apertamente di una campagna di “intimidazione e terrore”.

In rari casi le forze israeliane intervengono: quattro coloni sono stati arrestati, ma l’episodio ha generato ulteriori scontri, confermando un ciclo vizioso che si autoalimenta.

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Guerra degli ulivi, un’operazione sistematica: numeri e responsabilità

L’Ufficio ONU per gli Affari Umanitari (OCHA) ha documentato 150 attacchi sistematici solo negli ultimi mesi: oltre 140 palestinesi feriti, più di 4.200 ulivi vandalizzati in 77 villaggi. In totale, nel 2025, gli episodi registrati superano quota 1.500.

Tra le vittime più giovani c’è Aysam Mualla, 13 anni, morto dopo aver inalato gas lacrimogeni sparati dalle forze israeliane mentre la sua comunità raccoglieva olive vicino a un avamposto coloniale. Nel 2025, un palestinese su cinque ucciso in Cisgiordania è un minore, un dato che aggiunge un livello di gravità alla crisi.

Tom Fletcher, coordinatore ONU, è diretto: “L’impunità non può prevalere. I palestinesi devono essere protetti. La mancata punizione di tali attacchi viola il diritto internazionale”.

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Guerra degli ulivi, l’esercito israeliano tra complicità e omissione

Numerosi gruppi per i diritti umani accusano l’esercito israeliano di proteggere i coloni estremisti. In un editoriale durissimo, Ha’aretz scrive: “Le IDF restano a guardare e non fermano la violenza. Tra i rivoltosi ci sono soldati in uniforme che utilizzano armi fornite per autodifesa per attaccare contadini palestinesi”.

L’esercito parla di “attriti reciproci”, ma Ha’aretz è categorico: “Non ci sono scontri. Ci sono pogrom pianificati”.

Il clima politico contribuisce al deterioramento: un recente disegno di legge approvato in prima lettura dalla Knesset apre alla possibile estensione della legge israeliana alla Cisgiordania, un passo giuridico che equivale a una forma di annessione de facto.

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Un’economia rurale al collasso: la terra come sopravvivenza

La guerra degli ulivi è anche un conflitto sulla sopravvivenza economica.

Lo Shin Bet avverte: disoccupazione, servizi pubblici al collasso e povertà crescente stanno spingendo la società palestinese verso il rischio di una nuova spirale di violenza. La Banca Mondiale segnala una contrazione del 17% dell’economia cisgiordana nel 2024.

Per molti villaggi, gli ulivi sono l’unica fonte di reddito: secondo l’Unione degli Agricoltori Palestinesi, 7 olivicoltori su 10 quest’anno non potranno raccogliere. Nel 2023 e 2024 era il 60%.

“L’ulivo per i palestinesi non è solo un albero. È la nostra storia”, spiega Abbas Milhem. “Distruggerlo significa distruggere un pezzo della nostra identità”.

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L’ulivo come simbolo politico: memoria, radici, resistenza

Gli ulivi, spesso secolari o millenari, costituiscono una continuità storica che precede Stati, confini e governi. Per questo colpirli ha un valore politico immediato e simbolico potentissimo.

La ricercatrice ISPI Caterina Roggero sintetizza così: “Il messaggio è chiaro: questa terra è solo nostra. L’attacco agli ulivi è un attacco all’identità palestinese”.

Intanto, gli Stati Uniti osservano con apprensione: il segretario di Stato Marco Rubio ha ammesso che la violenza in Cisgiordania potrebbe minacciare la fragile tregua a Gaza, pur dichiarandosi “non convinto” che accada nel breve periodo.

Mentre la politica esita, il terreno brucia. E il paesaggio delle colline, un tempo segnato da ulivi, oggi racconta la nuova geografia del conflitto.

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