La tragedia

Venezuela, il doppio terremoto che ha mostrato il collasso dello Stato

Il doppio terremoto che ha colpito il nord del Venezuela ha provocato oltre 1.450 morti e migliaia di dispersi. Tra soccorsi lenti, edifici crollati e aiuti insufficienti, la tragedia mostra la fragilità profonda del Paese

di Naomi Lanciano | Giugno 29, 2026
CHINE NOUVELLE/Ipa

Il Venezuela sta affrontando una delle peggiori catastrofi della sua storia recente. Mercoledì sera, ora locale, due violente scosse di terremoto hanno colpito il nord del Paese, devastando la fascia costiera e provocando danni enormi anche nell’area di Caracas. In pochi secondi, interi quartieri sono stati trasformati in cumuli di macerie, mentre migliaia di persone hanno iniziato a cercare parenti, amici e vicini tra gli edifici crollati.
Secondo i bilanci più recenti, le vittime accertate sono almeno 1.450, i feriti oltre 3.100 e i dispersi ancora decine di migliaia. Numeri provvisori, destinati con ogni probabilità a salire, soprattutto nelle zone costiere più colpite, dove le operazioni di ricerca procedono con estrema difficoltà.
Le due scosse, entrambe di magnitudo superiore a 7, hanno colpito un Paese già attraversato da una lunga crisi economica, politica e infrastrutturale. Per questo il terremoto non è soltanto una tragedia naturale: è anche la fotografia brutale di uno Stato fragile, impreparato e incapace di rispondere con la rapidità necessaria a un’emergenza di questa portata.

Foto: CHINE NOUVELLE/Ipa

La costa nord devastata dal sisma

Le aree più colpite si trovano lungo la costa settentrionale del Venezuela, in particolare nello Stato di La Guaira, una delle zone più vicine alla capitale Caracas. Qui il sisma ha provocato crolli diffusi, strade interrotte, edifici lesionati e interi isolati resi inagibili. Le immagini satellitari e i primi reportage sul campo raccontano un paesaggio spezzato, con case ridotte in polvere, infrastrutture danneggiate e soccorsi costretti a muoversi tra macerie instabili.

La violenza delle scosse ha colpito in modo diseguale: alcune strade sono rimaste quasi intatte, mentre a pochi metri di distanza interi palazzi sono collassati. Una casualità apparente che, però, secondo molti osservatori, mette in luce anche la qualità molto diversa delle costruzioni. In queste ore sono già nate polemiche sugli oltre 800 edifici crollati, molti dei quali sarebbero stati realizzati senza rispettare adeguati standard di sicurezza.
In alcune località costiere, i residenti raccontano di abitazioni costruite con materiali scadenti e riempitivi inadeguati. Il terremoto, in questo senso, ha fatto emergere un problema antico: la vulnerabilità del patrimonio edilizio venezuelano, aggravata da anni di controlli insufficienti, corruzione e manutenzione quasi inesistente.

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Soccorsi lenti e popolazione lasciata sola

Nelle prime ore dopo il sisma, gran parte delle operazioni di soccorso è stata portata avanti dalla popolazione. Uomini, donne e ragazzi hanno scavato con le mani, con pale improvvisate, pezzi di metallo e qualsiasi strumento disponibile. In molti casi sono stati i vicini di casa a individuare le voci sotto le macerie, a liberare i feriti e a trasportarli verso gli ospedali con auto private.
La finestra delle prime 48-72 ore, considerata cruciale per salvare chi resta intrappolato sotto i crolli, si è consumata in un contesto di enorme disorganizzazione. Mancano mezzi pesanti, mancano squadre specializzate in numero sufficiente, mancano vie di accesso sicure e gli ospedali delle zone colpite si sono rapidamente riempiti di feriti.

L’arrivo degli aiuti internazionali ha permesso di intensificare alcune operazioni, soprattutto grazie alle squadre di ricerca e soccorso provenienti dall’estero. Durante il fine settimana, diverse persone sono state estratte vive dalle macerie, tra cui un padre e un figlio salvati dopo quattro giorni. Episodi che hanno riacceso la speranza, ma che non cancellano la lentezza complessiva della macchina dei soccorsi.

Foto: pexels

Gli aiuti internazionali non bastano

Nelle ultime ore sono arrivati soccorritori, materiali e aiuti da diversi Paesi. La Cina ha annunciato l’invio di quasi 15 milioni di dollari in assistenza umanitaria, oltre a immagini satellitari utili per individuare le zone più colpite. Anche Stati Uniti, Francia e altri Paesi hanno inviato squadre specializzate, cani da ricerca e strumenti tecnici per lavorare tra le macerie.

La portata della tragedia resta tuttavia enorme. Gli aiuti, per quanto significativi, non riescono a compensare anni di impoverimento delle infrastrutture pubbliche venezuelane. Il sistema sanitario era già fragile prima del terremoto, i servizi di emergenza erano sottodimensionati e molte aree del Paese soffrivano da tempo per carenze croniche di mezzi, personale e manutenzione. Il risultato è un’emergenza dentro l’emergenza: il sisma ha colpito un territorio che non aveva gli strumenti per reggere l’impatto. Per questo, oggi, la difficoltà non è soltanto trovare superstiti, ma anche garantire acqua, assistenza medica, ripari temporanei e sicurezza alle persone rimaste senza casa.

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Il peso politico della tragedia

Il doppio terremoto arriva in un momento delicatissimo per il Venezuela. La presidente Delcy Rodríguez ha annunciato commissioni di verifica sugli edifici, sospensione delle lezioni e misure straordinarie per affrontare l’emergenza. Tuttavia, la risposta del governo venezuelano è già al centro di forti critiche.
Molti cittadini accusano le autorità di essere arrivate tardi, di non aver coordinato adeguatamente i soccorsi e di aver lasciato intere comunità senza assistenza nelle ore decisive. In alcune zone, l’esercito è stato schierato soprattutto per mantenere l’ordine pubblico, mentre la popolazione chiedeva più uomini e più mezzi per scavare.
La catastrofe rischia quindi di trasformarsi in un banco di prova politico. In un Paese segnato da anni di crisi, sfiducia e tensioni interne, la gestione del dopo-terremoto può rafforzare o indebolire ulteriormente il potere centrale. Ogni ritardo, ogni edificio crollato, ogni famiglia lasciata senza notizie dei propri cari alimenta un senso di abbandono già profondamente radicato.

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Foto: pexels

Una tragedia che va oltre il sisma

Il terremoto in Venezuela non racconta soltanto la forza distruttiva della natura. Racconta anche cosa accade quando una catastrofe colpisce un Paese già provato da anni di crisi. Le scosse hanno fatto crollare edifici, ma hanno anche messo a nudo problemi rimasti a lungo irrisolti: ospedali sotto pressione, soccorsi in ritardo, infrastrutture vulnerabili e cittadini costretti a organizzarsi da soli. Per migliaia di famiglie venezuelane, l’attesa continua tra speranza e paura. Ogni ora che passa rende più difficile trovare sopravvissuti, mentre il numero dei morti e dei dispersi resta ancora lontano da una stima definitiva. Nel frattempo, la popolazione continua a scavare, a cercare, a organizzarsi, spesso prima e più dello Stato.

È forse questa l’immagine più dura del disastro: non solo le macerie delle case, ma quelle di un Paese costretto ancora una volta a salvarsi da solo. Il doppio terremoto ha colpito il nord del Venezuela in pochi secondi, ma le sue conseguenze accompagneranno il Paese per anni, nella ricostruzione materiale e in quella, ancora più complessa, della fiducia nelle istituzioni.