Economia digitale

Come l’Italia è diventata uno dei motori dell’euro digitale europeo

Dietro l’euro digitale c’è anche il contributo italiano: il Centro Donato Menichella della Banca d’Italia è uno dei poli strategici per lo sviluppo della futura moneta digitale europea

di Naomi Lanciano | Luglio 29, 2026
foto: pexels

Quando si parla di euro digitale, l’attenzione si concentra quasi sempre sul suo impatto nella vita quotidiana: pagamenti più veloci, meno contanti e una nuova forma di moneta emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea. Molto meno si parla, invece, dell’infrastruttura tecnologica che renderà possibile questo cambiamento e del ruolo che l’Italia sta giocando nella sua realizzazione.

Tra Roma e Frascati, infatti, si trova uno dei centri più importanti dell’intero progetto europeo. È il Centro Donato Menichella della Banca d’Italia, una struttura poco conosciuta al grande pubblico ma che rappresenta oggi uno dei principali poli tecnologici dell’Eurosistema. È qui che viene sviluppata una parte dell’architettura destinata a sostenere l’euro digitale, una delle innovazioni più ambiziose nel panorama finanziario europeo degli ultimi decenni.

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Perché l’Europa vuole un euro digitale

L’euro digitale non è una criptovaluta e non nasce per sostituire il contante. L’obiettivo è creare una versione digitale della moneta unica, emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea e utilizzabile in tutta l’Eurozona attraverso un’infrastruttura pubblica.
La sua introduzione risponde anche a una precisa esigenza strategica. Oggi gran parte dei pagamenti elettronici effettuati in Europa passa attraverso circuiti privati internazionali come Visa e Mastercard, mentre cresce il peso dei portafogli digitali sviluppati dai grandi gruppi tecnologici. L’euro digitale punta quindi a rafforzare l’autonomia dell’Unione Europea nel settore dei pagamenti, offrendo un’alternativa pubblica, interoperabile e sicura.

Per sviluppare questa infrastruttura la BCE ha coinvolto sei banche centrali nazionali: Italia, Germania, Francia, Spagna, Austria e Lituania. Tra queste, la Banca d’Italia ricopre un ruolo particolarmente rilevante grazie all’esperienza maturata negli ultimi decenni nella gestione dei sistemi di pagamento. Non è un caso che Piero Cipollone, oggi membro del Comitato esecutivo della BCE ed ex dirigente della Banca d’Italia, coordini il progetto dell’euro digitale a livello europeo.

Il cuore tecnologico dei pagamenti europei

Il Centro Donato Menichella non è soltanto una sede della Banca d’Italia. È uno dei nodi attraverso cui passa quotidianamente una parte essenziale dei pagamenti europei. Qui è stato sviluppato TIPS (TARGET Instant Payment Settlement), il sistema che rende possibili i bonifici istantanei tra banche diverse in qualsiasi momento della giornata. Sebbene in Italia questa modalità di pagamento sia ancora meno diffusa rispetto ad altri Paesi europei, la piattaforma è ormai un punto di riferimento internazionale ed è stata adottata anche da alcuni Stati che non utilizzano l’euro.

Accanto a TIPS, il centro partecipa alla gestione di TARGET2, il sistema che regola le transazioni tra banche centrali e grandi istituti di credito. Sono infrastrutture invisibili ai cittadini, ma fondamentali per garantire la continuità e la stabilità dell’intero sistema finanziario europeo.
Dietro queste piattaforme lavorano server, sistemi di sicurezza e infrastrutture progettate per rimanere operative anche in caso di blackout o guasti, grazie a sistemi di alimentazione ridondanti e protocolli di continuità operativa.

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Un investimento che guarda al futuro

Lo sviluppo dell’euro digitale rappresenta una sfida tecnologica senza precedenti per il sistema pubblico europeo. La nuova infrastruttura dovrà essere in grado di elaborare milioni di transazioni contemporaneamente, garantire elevati standard di sicurezza informatica e, secondo le ipotesi progettuali allo studio, permettere pagamenti anche in assenza di connessione internet.
Per raggiungere questi obiettivi servono competenze altamente specializzate. Al Centro Donato Menichella lavorano ingegneri, informatici, economisti, matematici e specialisti della sicurezza digitale che collaborano quotidianamente con le altre banche centrali coinvolte nel progetto.

Negli anni la Banca d’Italia è riuscita ad attrarre numerosi professionisti altamente qualificati, costruendo un patrimonio di competenze che oggi rappresenta uno dei principali punti di forza dell’Italia all’interno dell’Eurosistema.

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L’innovazione passa anche dalla sovranità tecnologica

L’euro digitale non rappresenta soltanto una nuova modalità di pagamento. È il simbolo di una trasformazione più ampia che riguarda la capacità dell’Europa di dotarsi di infrastrutture finanziarie autonome in un contesto dominato da grandi operatori privati e piattaforme tecnologiche globali.

La discussione pubblica si concentra spesso su come cambieranno le abitudini dei consumatori, ma il progetto racconta anche un’altra storia: quella degli investimenti nelle competenze, nella ricerca e nelle infrastrutture digitali che sosterranno la finanza europea nei prossimi decenni. In questo scenario il Centro Donato Menichella rappresenta molto più di una sede operativa della Banca d’Italia. È uno dei luoghi in cui si sta costruendo una parte della futura architettura economica europea e dimostra come l’Italia possa ricoprire un ruolo di primo piano nei grandi progetti tecnologici dell’Unione.
Se il percorso legislativo dell’euro digitale arriverà a compimento, milioni di cittadini europei utilizzeranno una tecnologia sviluppata anche grazie al contributo italiano. Un risultato che conferma come innovazione, politica monetaria e sovranità digitale siano ormai elementi sempre più intrecciati nel disegnare il futuro dell’economia europea.

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