Generazione in stand-by

La generazione in stand-by: giovani disillusi tra solitudine e disimpegno

Un sondaggio rivela una generazione disillusa: il 93% dei giovani italiani non è impegnato in politica e il 70% ha vissuto periodi di depressione o sconforto nell’ultimo anno

di Redazione di The Outline | Ottobre 20, 2025
Foto: Frepick

Il crescente distacco dei giovani dalla politica e dalla vita sociale non nasce dall’apatia, ma da un disagio profondo. Secondo un sondaggio Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, il 93% dei giovani italiani tra i 16 e i 24 anni non è impegnato politicamente e più della metà non andrebbe a votare se le elezioni si tenessero domani.

Tra crisi economica, precarietà lavorativa e solitudine sociale, la Generazione Z vive sospesa in una condizione di isolamento, dove la sfera privata prevale su quella pubblica.

Un divorzio annunciato tra Generazione Z e politica

Il rapporto tra giovani e politica si è trasformato in un’assenza reciproca. Solo il 7% dichiara un impegno diretto, mentre il 52% ammette che non voterebbe.
L’insicurezza economica, indicata dal 49% come principale fonte d’ansia, e la precarietà lavorativa (47%) alimentano la sensazione che la politica non offra risposte concrete.

Come spiega il sociologo Andrea Pirni, il disimpegno non è più un’anomalia generazionale: «Oggi la distanza tra giovani e politica riflette quella dell’intera società, non un’eccezione».
In altre parole, la sfiducia non è ribellione: è specchio del mondo adulto.

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Generazione Z, il peso invisibile del malessere psicologico

Il dato più allarmante è quello legato alla salute mentale: il 70% dei giovani si è sentito depresso o senza speranza negli ultimi dodici mesi. Un ragazzo su cinque vive questa condizione quasi ogni giorno.
Nonostante ciò, il 42% non ha mai chiesto aiuto psicologico, e un altro 40% lo avrebbe voluto ma non l’ha fatto.

Le università, come sottolinea Giovanna Iannantuoni (presidente della CRUI), stanno cercando di reagire con sportelli di counseling e fondi pubblici dedicati al benessere psicologico.
Ma resta la domanda cruciale: dove inizia il percorso di isolamento?

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Generazione Z, tecnologia, solitudine e la ricerca di senso

Contrariamente ai cliché, la tecnologia non è la causa principale. Solo il 17% degli intervistati trascorre il tempo sui social durante i momenti di isolamento, meno di chi guarda la tv (25%) o ascolta musica (23%). I social restano però il principale canale informativo (32%), ma non bastano a colmare il vuoto di dialogo e appartenenza.

L’università, afferma Iannantuoni, deve tornare a formare pensiero critico: «I giovani sono esposti a stimoli di bassa qualità e hanno perso la curiosità. Va rimessa al centro».

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Generazione Z, una generazione che non fugge, ma cerca ascolto

Quella dei giovani italiani non è una fuga dalla società, ma da un sistema che non li riconosce.
In una realtà dove la precarietà è la norma e il futuro una scommessa, la disillusione diventa difesa.
Non chiedono più promesse, ma spazi reali per essere ascoltati e partecipare.

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