
Le manifestazioni in Iran contro il regime teocratico hanno raggiunto livelli drammatici all’inizio del 2026, con i cittadini che scendevano in piazza per protestare contro la crisi economica e la violenta repressione del governo. Quando Donald Trump ha promesso pubblicamente su Truth Social che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti a sostegno dei manifestanti, la speranza è aumentata. Tuttavia, dopo che Trump ha cambiato posizione, dichiarando che l’Iran aveva promesso di fermare le esecuzioni e i massacri nelle strade, i manifestanti si sono sentiti traditi, alimentando una forte delusione. Non solo l’annuncio ha minato le loro speranze, ma ha anche lasciato aperti dei dubbi su un possibile accordo tra gli Stati Uniti e il regime iraniano.
Il cambiamento di Trump: una promessa tradita
Nel corso della World Economic Forum a Davos, Trump aveva inizialmente lanciato un messaggio di supporto per i manifestanti iraniani, promettendo che l’America sarebbe intervenuta qualora il regime avesse continuato a massacrare i manifestanti. A questo annuncio, milioni di iraniani hanno visto una luce di speranza. Tuttavia, a sorpresa, Trump ha cambiato rotta, dichiarando che l’Iran aveva garantito la fine delle violenze e delle esecuzioni. Questo ripensamento ha scatenato una rabbia diffusa, con i manifestanti che ora accusano Trump di averli usati come “carne da cannone” per la sua strategia politica.
La violenza in Iran e la risposta del regime
Mentre Trump dava un segnale di distensione, il regime iraniano non ha esitato a rispondere con violenza. I manifestanti che avevano affollato le strade in risposta all’inflazione e alla devalutazione della valuta, sono stati colpiti duramente. Le forze di sicurezza iraniane hanno sparato sui manifestanti, censurato le comunicazioni e interrotto l’accesso a Internet per limitare la diffusione delle immagini delle violenze. Secondo i dati diffusi da Human Rights Activists, le vittime delle manifestazioni sono oltre 4.900, con quasi 26.500 arresti. La repressione ha superato la brutalità di altre manifestazioni degli ultimi anni, rievocando la violenza della rivoluzione del 1979.

Le accuse contro Trump: un alleato tradito
“Trump è responsabile della morte di queste persone”, afferma un imprenditore iraniano che ha visto amici cadere sotto i colpi delle forze di sicurezza. Il messaggio di Trump aveva spinto migliaia di iraniani a manifestare, alimentando la speranza di un sostegno internazionale. Tuttavia, la sua inversione di marcia ha trasformato quella speranza in un senso di tradimento. I manifestanti accusano l’ex presidente degli Stati Uniti di aver giocato con le loro vite, usando la loro causa per scopi politici senza alcuna intenzione reale di intervenire.
La frustrazione cresce tra i manifestanti iraniani
“Iraniani si sentono traditi”, afferma una donna di Teheran che ha partecipato alle manifestazioni. Nonostante il cambiamento di Trump, molti continuano a sperare che l’ex presidente possa ancora intervenire, seppur con modalità diverse. Alcuni ritengono che le sue mosse siano parte di una strategia per confondere il regime iraniano, ma la fiducia in un intervento diretto da parte degli Stati Uniti è diminuita. I manifestanti ora si trovano a dover affrontare da soli un regime sempre più aggressivo, senza il supporto che si erano aspettati.

L’impatto delle promesse di Trump sull’opinione pubblica
La retromarcia di Trump ha avuto un impatto devastante sull’umore dei manifestanti. Se inizialmente la sua promessa di intervento aveva alimentato le speranze di un cambiamento, ora i protestanti si sentono più soli che mai. La violenza del governo di Ali Khamenei continua a crescere, ma l’assenza di un supporto esterno tangibile rende la lotta ancora più ardua. La promessa di Trump, unita alla violenza repressiva, ha lasciato i manifestanti iraniani più disillusi e demotivati. Nonostante la brutalità del regime, le manifestazioni sono ora paralizzate e la speranza di un cambiamento sembra svanire.













