Il dilemma dei satelliti

Starlink e governo Meloni: autonomia europea o dipendenza americana?

Tra l’efficienza immediata di Starlink e l’attesa di Iris2, l’Italia deve decidere se rafforzare il legame con Washington o difendere la sovranità tecnologica europea

di Redazione di The Outline | Ottobre 2, 2025
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Starlink torna nei radar del governo Meloni e riaccende un dibattito che attraversa politica, economia e sicurezza nazionale. L’Italia è oggi stretta tra pressioni interne – Salvini favorevole, Crosetto più cauto – e la necessità di scegliere se affidarsi a una soluzione rapida made in USA o attendere la costellazione europea Iris2, ancora in fase embrionale.

Il nodo dei tempi tra Starlink e Iris2

L’Europa ha varato nel 2024 il progetto Iris2 (Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite), una costellazione di 290 satelliti destinata a garantire connessioni sicure e indipendenti, tanto per governi quanto per privati. Il finanziamento complessivo ammonta a 10,6 miliardi di euro, di cui sei a carico dell’Unione, 500 milioni dell’Esa e oltre quattro miliardi da partner privati. L’ambizione è ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e rafforzare la capacità di sorveglianza, gestione delle emergenze e difesa dei confini.

Il problema resta il calendario. Iris2 non sarà operativa prima del 2030, con il primo lancio previsto nel 2029. Troppo tardi, per un Paese come l’Italia che ha bisogno di infrastrutture sicure e immediatamente disponibili. La tentazione di appoggiarsi a Starlink, già attivo e in continua evoluzione, appare dunque concreta.

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Starlink: efficienza garantita, dipendenza inevitabile?

La costellazione di Elon Musk offre oggi un vantaggio competitivo evidente: servizi disponibili, copertura globale, capacità di adattarsi rapidamente alle necessità. Non stupisce che nel documento del Comitato interministeriale per le politiche spaziali (Comint), guidato da Adolfo Urso, si legga che Starlink è “nettamente superiore a Iris2, non ancora disponibile”. Un giudizio che potrebbe preludere a un accordo stimato attorno a 1,5 miliardi di euro, benché ufficialmente smentito più volte.

Eppure, affidarsi a Musk significa legarsi a un attore privato con un ruolo politico ambiguo. L’episodio ucraino lo ha dimostrato: il fondatore di SpaceX ha minacciato di sospendere i servizi se Kiev non avesse accettato condizioni imposte da Washington e Mosca. Una dipendenza così marcata potrebbe tradursi, per l’Italia, in vulnerabilità strategica e perdita di autonomia decisionale.

Maggioranza divisa sull’opzione Starlink

La vicenda riflette le tensioni interne alla coalizione di governo. Matteo Salvini e la Lega vedono in Musk un riferimento e spingono per un’intesa immediata con Starlink. Giorgia Meloni, forte della sua rete con i conservatori americani, non ha mai nascosto la simpatia per l’imprenditore. Diversa la posizione di Guido Crosetto, ministro della Difesa, che teme le conseguenze sulla sicurezza nazionale e preferirebbe rafforzare l’impegno europeo.

Questa spaccatura rispecchia due visioni opposte: da un lato l’urgenza di avere subito un sistema efficiente, dall’altro la volontà di difendere la sovranità tecnologica europea. La scelta del governo avrà effetti non solo sulla geopolitica, ma anche sul tessuto industriale italiano.

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Il ruolo dell’Italia tra Starlink e Iris2

L’Italia ha già investito 50 milioni di euro in Iris2 e prevede la creazione di 200 posti di lavoro nel centro di controllo che sorgerà a Fucino. Puntare su Starlink significherebbe ridimensionare queste prospettive e indebolire il ruolo del Paese nella definizione della strategia spaziale europea.

Le opposizioni non hanno perso l’occasione per sottolineare la contraddizione. Andrea Casu, deputato del Partito democratico, ha ricordato che il governo aveva annunciato lo studio di fattibilità del sistema nazionale Mercurio, mai concretizzato. “Invece di promuovere SpaceX – ha dichiarato – l’Italia dovrebbe difendere il proprio ecosistema e rafforzare la partecipazione al mercato unico delle comunicazioni satellitari europee”. Una critica che intercetta i timori di imprese e lavoratori del settore, preoccupati di perdere terreno proprio mentre l’Europa prova a costruire una capacità autonoma.

L’Italia divisa tra Starlink e Bruxelles

Il dilemma non è soltanto tecnico. È politico. Accettare Starlink significa rafforzare il legame con l’alleato americano, ma al prezzo di rinunciare alla leadership europea. Attendere Iris2 significa scommettere su un progetto ancora immaturo, con il rischio di trovarsi senza soluzioni per i prossimi cinque anni.

La relazione del Comint suggerisce una via intermedia: appoggiarsi a Musk nell’immediato, in attesa che Iris2 diventi realtà. Ma questa soluzione “ibrida” rischia di vincolare l’Italia a lungo, rendendo difficile un ritorno a una piena autonomia.

La vicenda Starlink non riguarda solo la tecnologia, ma la traiettoria del Paese nella sfida della sovranità digitale. Il governo Meloni si muove tra pressioni interne e internazionali, stretto tra l’efficienza americana e la promessa europea. La decisione che verrà presa dirà se l’Italia preferisce un futuro da attore protagonista in Europa o da partner subalterno nell’orbita statunitense.