
Un tunnel lungo 40 metri, scavato sotto una delle frontiere più sorvegliate d’Europa, è stato scoperto dalla polizia polacca. Collegava la Bielorussia alla Polonia ed era utilizzato da persone migranti per attraversare la barriera costruita lungo i 187 chilometri di confine. La notizia, confermata dal ministro dell’Interno Marcin Kierwiński, riporta al centro dell’attenzione un confine che, da anni, è simbolo della tensione tra controllo, diritti e disperazione.
Tunnel tra Bielorussia e Polonia, il muro dell’Est europeo
Dal 2021, la frontiera tra Bielorussia e Polonia è diventata una delle zone più militarizzate dell’Unione Europea.
Per contenere i flussi migratori, il governo di Varsavia ha costruito una barriera lunga 187 chilometri, fatta di acciaio, filo spinato e sensori elettronici. L’obiettivo ufficiale era “proteggere i confini europei”.
Ma dietro il linguaggio della sicurezza, si nasconde una delle più gravi crisi umanitarie recenti ai margini dell’UE.
La Polonia accusa da tempo il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, stretto alleato di Mosca, di orchestrare una “guerra ibrida”, favorendo l’arrivo di migranti dal Medio Oriente e dal Nord Africa per destabilizzare l’Europa.
Un meccanismo documentato da diverse inchieste internazionali: voli charter diretti a Minsk, visti facili, e poi l’abbandono dei migranti nella foresta, a pochi metri dal filo spinato.

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La scoperta del tunnel tra Bielorussia e Polonia
Il tunnel individuato si trova nella regione nord-orientale di Podlaskie, vicino al villaggio di Polowce.
Secondo le autorità polacche, 20 metri del cunicolo si trovano in territorio bielorusso e 20 in quello polacco.
Non è il primo episodio del genere: a settembre ne era stato trovato un altro, a Narewka, sempre nella stessa zona. Nel 2020, anche l’Ungheria aveva denunciato tunnel simili lungo il confine con la Serbia.
Il ministro Kierwiński ha precisato che la scoperta è avvenuta grazie ai nuovi sistemi elettronici installati di recente: telecamere a infrarossi, sensori di movimento e scanner sotterranei.
Il tunnel, spiega, “è stato individuato da dispositivi di ultima generazione che permettono di rilevare movimenti anche nel sottosuolo”.

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Le rotte dell’Est e i nuovi muri
Il confine tra Bielorussia e Polonia è oggi un territorio sospeso tra guerra e sopravvivenza.
Dal 2021, decine di migliaia di persone, in gran parte siriane, afghane, irachene e yemenite, hanno tentato di attraversarlo.
Molti sono stati respinti illegalmente, senza la possibilità di chiedere asilo, in violazione delle convenzioni internazionali.
La Guardia di frontiera polacca pubblica ogni giorno il numero dei “tentativi di attraversamento”, che di fatto indica quante persone vengono respinte. Solo nel 2025, i respingimenti registrati sono stati oltre 26.700.
Nonostante il cambio di governo, con Donald Tusk al posto del partito nazionalista Diritto e Giustizia (PiS), la politica migratoria non è cambiata.
Nel marzo 2025, il nuovo esecutivo ha approvato una legge che sospende per 60 giorni il diritto d’asilo per chi arriva dalla Bielorussia.
La misura, prorogata tre volte, è ancora in vigore. Le ONG denunciano che si tratta di una violazione delle norme europee e dei diritti umani.

Tunnel tra Bielorussia e Polonia, tra paura e sopravvivenza
I tunnel come quello di Podlaskie rappresentano una nuova forma di disperazione sotterranea.
Sono scavati a mani nude o con mezzi rudimentali, percorsi al buio, spesso con bambini. Per molti, sono l’unica via d’accesso a un’Europa che li respinge in superficie.
Dietro ogni passaggio clandestino, c’è una scelta estrema: rischiare la vita pur di cercarne una migliore.
Ma in un’epoca di muri sempre più alti e controlli tecnologici, la storia di questo tunnel, lungo appena quaranta metri, ricorda che nessuna barriera è impermeabile alla speranza umana.
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