
La proliferazione dei deepnude, generati dall’intelligenza artificiale, rivela un’evoluzione inquietante della violenza online: non più episodi isolati, ma un’industria strutturata che trasforma l’abuso in un business internazionale. Ogni immagine caricata sui social diventa potenziale materia prima per algoritmi capaci di denudare una donna in pochi secondi, creando materiale sessuale falso ma credibile. Questa pratica, ormai di massa, alimenta un mercato che sfrutta infrastrutture opache, pagamenti anonimi e hosting offshore, rendendo quasi impossibile bloccarne la diffusione.
Un’economia dell’abuso: come nasce il nuovo mercato dei deepnude
Centinaia di donne – tra cui giornaliste, attrici, professioniste e studentesse – vengono spogliate virtualmente ogni giorno da utenti anonimi. Basta una foto pubblica, spesso presa da social o siti professionali, per generare un falso nudo indistinguibile dal reale.
L’ultimo caso, denunciato da Francesca Barra, riguarda un portale online nato più di dieci anni fa e cresciuto nell’ombra fino a dichiarare oltre sette milioni di utenti. Un sito che, come i gruppi “Mia Moglie” o il forum Phica.eu, alimenta una filiera di violenza normalizzata: stupri virtuali, revenge porn, ricatti, avatar sessuali creati su misura.
La tecnologia che permette tutto questo è diventata talmente accessibile da trasformare il deepnude in un prodotto di massa: algoritmi semplificati, bot su Telegram, pagamenti in crypto e hosting offshore rendono l’abuso replicabile, immediato e a basso costo.
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Deepnude, dal 2020 a oggi: come i portali si sono evoluti in industrie della violenza
I primi archivi del sito, salvati sulla Wayback Machine, mostrano un portale che nel 2020 promuoveva OnlyFans, foto rubate e contenuti voyeuristici. Oggi la struttura è completamente diversa: al centro ci sono servizi che promettono di “spogliare chiunque in pochi secondi”, creare “schiave sessuali digitali” o produrre avatar erotici a partire da una singola immagine.
Secondo le indagini citate da Wired, 85 siti simili raccolgono 18,5 milioni di visite al mese, con un potenziale giro d’affari da 36 milioni di dollari l’anno. Non più un hobby da hacker, ma una vera industria criminogena, capace di espandersi grazie alla diffusione virale sui social.
“Non è un fenomeno di nicchia”, conferma l’esperta di cyber intelligence Jenny Paita. “È un ecosistema industriale su scala globale”.

Deepnude e Telegram: l’infrastruttura tecnica che rende l’abuso invisibile
Il cuore dell’espansione sono i bot automatici su Telegram. Alcuni sono gratuiti, altri richiedono abbonamenti minimi: in pochi istanti elaborano l’immagine e restituiscono versioni pornografiche iperrealistiche.
Le chat interne mostrano la banalizzazione della violenza: utenti che chiedono “valutazioni estetiche” dei falsi nudi, amministratori che incoraggiano la condivisione, battute sul rischio di denuncia come se fosse un fastidio marginale.
Sul piano tecnico, questi sistemi sono progettati per sfuggire a ogni forma di tracciamento:
- hosting offshore in Paesi non collaborativi
- reverse proxy per nascondere gli IP
- pagamenti in criptovaluta per eliminare ogni collegamento con i gestori
- registrazioni anonime o multiple per ridurre la responsabilità legale
“È un’architettura pensata per garantire impunità”, spiega l’esperto Alex Orlowski. “Scoprire i proprietari è difficile, ma non impossibile. Intanto si può agire su chi carica i contenuti: denunciare è fondamentale”.
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Deepnude, la responsabilità delle piattaforme e i limiti della legge
In Italia, il Codice Rosso e la nuova norma sull’intelligenza artificiale permettono di perseguire chi diffonde materiali sessuali non consensuali, siano essi reali o artificiali. Tuttavia, le piattaforme restano difficili da colpire: per essere legalmente responsabili, devono essere consapevoli dell’illiceità dei contenuti e non aver agito per rimuoverli.
I creatori dei bot, invece, non compiono reato finché la tecnologia è neutra: un vuoto normativo che rende ancora più difficile regolare l’industria del deepnude.
La Commissione parlamentare sulla violenza di genere sta preparando una relazione per proporre nuovi strumenti legislativi. Ma la senatrice Valeria Valente individua la radice profonda del problema: “La cultura che porta gli uomini a credere di possedere il corpo delle donne. Senza cambiare questo, nessuna legge sarà sufficiente”.

Deepnude: un abuso diffuso, normalizzato e irreversibile?
L’impatto psicologico sulle vittime è enorme: perdita di controllo sulla propria immagine, ansia, paura di revittimizzazione, danni reputazionali e professionali. E il materiale, una volta diffuso, è praticamente impossibile da cancellare del tutto.
Con l’AI sempre più avanzata – e la capacità di creare deepnude partendo da una sola foto – l’universalità del rischio è totale: chiunque abbia una presenza online può diventare il prossimo bersaglio.
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