
A Tokyo ha piovuto per 35 giorni consecutivi, un record che non ha precedenti dall’inizio delle rilevazioni meteorologiche, nel 1886. Tra il 27 agosto e la fine di settembre 2026, la capitale giapponese ha superato il precedente primato di 33 giorni registrato nel 2019. Secondo l’Agenzia meteorologica giapponese (JMA), la stazione di osservazione di Chiyoda ha rilevato 629 millimetri di pioggia dall’inizio di settembre, una quantità pari a circa tre volte la media mensile.
Il dato non significa che abbia piovuto ininterrottamente per oltre un mese. In dieci giornate le precipitazioni sono state inferiori a 0,5 millimetri, sufficienti comunque per essere conteggiate nella sequenza. A rendere eccezionale il fenomeno sono state soprattutto la sua durata e la quantità complessiva di acqua caduta, in un periodo dell’anno nel quale piogge così persistenti sono relativamente insolite.
Le conseguenze si sono fatte sentire anche nella quotidianità. Nell’ultimo mese Tokyo ha registrato meno di 50 ore di sole, mentre residenti e turisti hanno condiviso sui social immagini e video di una città costantemente attraversata dalla pioggia. Al di là del disagio provocato dal maltempo, il record giapponese richiama l’attenzione su un problema che interessa molte altre metropoli: la necessità di adeguare infrastrutture, servizi e organizzazione urbana a condizioni meteorologiche sempre più difficili da prevedere.

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Perché a Tokyo ha piovuto per 35 giorni consecutivi
A rendere particolarmente intenso il mese di settembre hanno contribuito due tifoni che hanno interessato il Giappone a distanza di poche settimane. Il primo, Krovanh, ha portato oltre 150 millimetri di pioggia tra il 6 e il 7 settembre, mentre il secondo, Dujuan, ha provocato precipitazioni per 156 millimetri il 21 settembre.
Il Giappone è storicamente esposto ai cicloni tropicali e dispone di sistemi avanzati per affrontare le emergenze meteorologiche. La stagione delle piogge, che interessa generalmente il paese tra giugno e luglio, è caratterizzata da precipitazioni frequenti e talvolta molto intense. Una sequenza come quella registrata tra agosto e settembre, tuttavia, rappresenta un’anomalia rispetto all’andamento abituale. Tra i fenomeni climatici che possono influenzare le condizioni atmosferiche dell’Asia orientale figura anche El Niño, caratterizzato dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. Le alterazioni della circolazione atmosferica associate a questo fenomeno possono modificare la distribuzione delle precipitazioni, favorendo periodi di siccità in alcune regioni e piogge abbondanti in altre. Il suo contributo specifico alle precipitazioni di Tokyo richiede però un’analisi delle condizioni atmosferiche locali.
Resta inoltre necessario distinguere le cause immediate di un evento meteorologico dalle tendenze climatiche di lungo periodo. Il riscaldamento globale può favorire precipitazioni più intense perché un’atmosfera più calda è in grado di contenere maggiori quantità di vapore acqueo. Per stabilire quanto abbia contribuito al record giapponese, tuttavia, sarebbe necessario uno studio di attribuzione dedicato.

Le conseguenze delle piogge record sulla vita quotidiana di Tokyo
Trentacinque giorni di pioggia rappresentano una condizione insolita anche per una metropoli abituata a convivere con fenomeni meteorologici intensi. A Tokyo, dove milioni di persone si spostano quotidianamente attraverso una delle reti di trasporto più articolate del mondo, la persistenza del maltempo può complicare gli spostamenti, incidere sulle attività commerciali e aumentare la pressione sui servizi urbani.
Gli effetti di un periodo prolungato di precipitazioni non si esauriscono nelle eventuali emergenze. Anche in assenza di gravi allagamenti, il maltempo modifica le abitudini dei cittadini, condiziona il lavoro all’aperto e può ridurre l’affluenza nelle attività che dipendono maggiormente dalla presenza di persone negli spazi pubblici. Le conseguenze, inoltre, non sono uguali per tutti. Un lavoratore che trascorre molte ore all’aperto affronta difficoltà diverse rispetto a chi può lavorare da casa, così come una famiglia che vive in un’abitazione esposta agli allagamenti dispone di margini di sicurezza differenti rispetto a chi risiede in un edificio adeguatamente protetto.
Queste differenze assumono particolare importanza quando le condizioni meteorologiche avverse si protraggono per settimane. La possibilità di modificare gli orari di lavoro, scegliere mezzi di trasporto alternativi o sostenere eventuali spese impreviste dipende in larga misura dalle condizioni economiche e sociali delle persone.
Il maltempo può quindi accentuare vulnerabilità già presenti, rendendo più evidente il legame tra sicurezza climatica, qualità delle abitazioni e accesso ai servizi.
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Tokyo e le infrastrutture contro le alluvioni: come si prepara una metropoli
La gestione delle precipitazioni intense è da tempo una priorità per il Giappone, che nel corso dei decenni ha investito nella costruzione di sistemi di drenaggio, bacini di raccolta e infrastrutture per la prevenzione delle inondazioni.
Nell’area metropolitana di Tokyo si trova uno dei più imponenti sistemi sotterranei di controllo delle acque al mondo, il Metropolitan Area Outer Underground Discharge Channel. Realizzata per ridurre il rischio di alluvioni nei territori attraversati da diversi corsi d’acqua, l’infrastruttura comprende una rete di tunnel e grandi serbatoi sotterranei che consentono di raccogliere e convogliare l’acqua durante le precipitazioni più intense. Opere di questo tipo hanno un ruolo fondamentale nella protezione delle aree urbane, ma richiedono manutenzione, aggiornamenti e investimenti costanti. I sistemi di drenaggio vengono infatti progettati sulla base di determinati parametri meteorologici, che potrebbero non essere più sufficienti qualora l’intensità delle precipitazioni superasse con maggiore frequenza i valori previsti.
Per le amministrazioni cittadine diventa quindi necessario aggiornare periodicamente le valutazioni del rischio, individuare le aree maggiormente esposte e verificare la capacità delle infrastrutture di affrontare eventi particolarmente intensi. Accanto alle grandi opere ingegneristiche, diverse città stanno introducendo interventi che permettono di trattenere e assorbire una parte delle acque piovane direttamente negli spazi urbani. Parchi, giardini, superfici permeabili e bacini temporanei possono contribuire a ridurre il volume d’acqua che raggiunge contemporaneamente le reti fognarie.
L’efficacia di queste soluzioni dipende dalle caratteristiche del territorio e dalla loro integrazione con le infrastrutture esistenti. Nelle metropoli densamente costruite, dove gran parte del suolo è ricoperta da asfalto e cemento, trovare spazi adeguati per la gestione naturale delle precipitazioni rappresenta una difficoltà ulteriore.

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Cambiamento climatico e disuguaglianze: chi è più esposto ai rischi
Le conseguenze degli eventi meteorologici estremi dipendono anche dal modo in cui una città è organizzata. La presenza di infrastrutture efficienti può ridurre sensibilmente i danni provocati dalle precipitazioni, ma la protezione della popolazione richiede interventi che tengano conto delle condizioni sociali ed economiche dei diversi quartieri.
Le persone anziane, i cittadini con mobilità ridotta e le famiglie che vivono in abitazioni particolarmente vulnerabili possono incontrare maggiori difficoltà durante un’emergenza. Anche la disponibilità di informazioni tempestive, la conoscenza delle procedure di evacuazione e la possibilità di raggiungere luoghi sicuri incidono sulla capacità di affrontare situazioni di rischio. Per questo motivo, la pianificazione urbana deve comprendere sistemi di allerta accessibili, servizi di assistenza e misure di protezione rivolte soprattutto alle persone maggiormente esposte.
Il caso di Tokyo offre anche l’occasione per osservare come la gestione del rischio climatico stia entrando progressivamente nelle decisioni che riguardano lo sviluppo delle città. La localizzazione dei nuovi edifici, la manutenzione delle reti di trasporto, la progettazione degli spazi pubblici e la distribuzione dei servizi dovranno tenere conto di scenari meteorologici potenzialmente differenti da quelli del passato.
Da Tokyo alle città del futuro: la sfida dell’adattamento climatico
I 35 giorni di pioggia registrati a Tokyo mostrano quanto anche una metropoli dotata di infrastrutture avanzate debba confrontarsi con fenomeni meteorologici eccezionali. Il Giappone ha investito per decenni nella prevenzione delle alluvioni, sviluppando sistemi di drenaggio e opere ingegneristiche capaci di gestire enormi quantità d’acqua. Tuttavia, la durata e l’intensità delle precipitazioni di settembre pongono una questione che riguarda direttamente il futuro della pianificazione urbana: quanto sono preparate le città ad affrontare condizioni climatiche differenti da quelle sulle quali sono state progettate?
L’esperienza di Tokyo offre un punto di partenza concreto per ripensare lo sviluppo delle grandi metropoli. Le infrastrutture del futuro dovranno essere progettate tenendo conto dell’evoluzione del rischio climatico, mentre gli spazi urbani dovranno integrare sistemi di raccolta delle acque, superfici permeabili e aree verdi capaci di contribuire alla prevenzione degli allagamenti. Anche la continuità dei trasporti, la sicurezza delle abitazioni e la protezione dei lavoratori più esposti dovranno assumere un ruolo centrale nelle politiche cittadine.
La trasformazione, però, non sarà soltanto architettonica o tecnologica. Le scelte compiute oggi determineranno anche chi potrà affrontare con maggiore sicurezza gli eventi meteorologici estremi e chi, invece, continuerà a subirne le conseguenze più gravi. Tokyo, con il suo sistema avanzato di prevenzione e la sua elevata densità urbana, rappresenta un caso significativo per comprendere le difficoltà che altre metropoli potrebbero incontrare nei prossimi decenni.
Il record giapponese non dimostra, da solo, come cambieranno le precipitazioni in futuro, ma rende evidente l’importanza di prepararsi a scenari climatici diversi da quelli del passato. Dalla gestione delle acque alla distribuzione dei servizi essenziali, il futuro delle città dipenderà dalla capacità di integrare la prevenzione del rischio nelle decisioni urbanistiche, economiche e sociali. La lunga stagione di pioggia di Tokyo offre così un’occasione concreta per interrogarsi su come dovranno essere costruite e organizzate le metropoli di domani.













