Moda e commercio globale

Il paradosso del Vietnam: il Paese che produce il lusso ora combatte i suoi falsi

Il Vietnam intensifica la lotta alla contraffazione per rassicurare gli Stati Uniti e proteggere la propria competitività internazionale. Dietro sequestri e controlli si nasconde una sfida che coinvolge industria, proprietà intellettuale e il futuro della manifattura globale

di Naomi Lanciano | Luglio 7, 2026
Foto: pexels

Chiunque abbia visitato Hanoi o Ho Chi Minh City conosce quella sensazione. Tra i corridoi dei mercati coperti e le bancarelle affollate, basta fermarsi davanti a uno stand perché qualcuno tiri fuori, quasi sottobanco, una borsa Louis Vuitton, una cintura Hermès o un paio di sneaker Nike. Non sono originali, e nessuno finge che lo siano. Eppure, per molti turisti, acquistarne una fa parte dell’esperienza di viaggio.

Per decenni questa realtà ha convissuto con l’immagine di un Vietnam sempre più integrato nell’economia globale. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Negli ultimi mesi il governo vietnamita ha intensificato controlli, sequestri e ispezioni contro il commercio dei prodotti contraffatti, cercando di arginare un fenomeno che vale miliardi di dollari e che da anni alimenta una vasta economia parallela. A prima vista potrebbe sembrare una normale operazione contro la contraffazione. In realtà, dietro questa stretta si nasconde una partita molto più ampia, che coinvolge commercio internazionale, rapporti diplomatici e il futuro stesso dell’industria manifatturiera vietnamita.

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Perché Hanoi ha deciso di cambiare strategia

Negli ultimi anni il Vietnam è diventato uno dei protagonisti della produzione mondiale di abbigliamento, calzature e accessori. Molti grandi marchi internazionali hanno progressivamente trasferito parte della propria produzione nel Paese, attratti da costi competitivi, una manodopera qualificata e da una posizione strategica all’interno delle catene di approvvigionamento asiatiche.

La crescita del settore manifatturiero ha trasformato il Vietnam in una delle principali alternative alla Cina per numerose aziende internazionali. Ma proprio questo successo ha reso ancora più evidente un problema che da tempo accompagna il Paese: la diffusione della contraffazione.
Secondo le autorità vietnamite, negli ultimi mesi sono aumentate le ispezioni nei mercati, nei magazzini e nei punti vendita delle principali città, con sequestri di merce e sanzioni contro produttori e commercianti. L’obiettivo, tuttavia, non è soltanto contrastare il mercato dei falsi, ma dimostrare alla comunità internazionale una maggiore attenzione alla tutela della proprietà intellettuale.

La pressione degli Stati Uniti

La svolta arriva in un momento particolarmente delicato nei rapporti commerciali tra Hanoi e Washington. Gli Stati Uniti hanno infatti intensificato la pressione sul Vietnam, inserendolo tra i Paesi considerati prioritari per le carenze nella tutela della proprietà intellettuale e avviando un’indagine sulle violazioni dei diritti dei marchi. Una classificazione che potrebbe tradursi in ulteriori restrizioni commerciali e nuovi dazi.

Per un’economia fortemente orientata all’export, perdere credibilità agli occhi dei partner internazionali rappresenterebbe un rischio significativo. Rafforzare i controlli contro la contraffazione diventa quindi anche uno strumento diplomatico, utile a dimostrare l’impegno del governo nel garantire un mercato più trasparente e affidabile.

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Il grande paradosso della moda

C’è però un elemento che rende questa vicenda particolarmente interessante. Il Vietnam non è soltanto uno dei Paesi dove si vendono più prodotti contraffatti. È anche uno dei luoghi in cui vengono realizzati milioni di capi destinati ai più importanti marchi internazionali. La presenza di stabilimenti che producono per grandi aziende della moda significa che nel Paese sono diffuse competenze tecniche, macchinari avanzati e filiere produttive altamente specializzate. Lo stesso know-how utilizzato per realizzare prodotti destinati ai mercati ufficiali può, in alcuni casi, facilitare anche la produzione di copie estremamente sofisticate.

Molti dei fornitori che lavorano per i grandi marchi utilizzano gli stessi standard produttivi, gli stessi processi e competenze che hanno reso il Vietnam uno dei principali poli manifatturieri della moda mondiale. È anche per questo che alcune contraffazioni realizzate nel Paese sono considerate tra le più fedeli sul mercato, rendendo sempre più sottile il confine tra imitazione e prodotto originale. È questo il vero paradosso: il Vietnam cerca oggi di reprimere un mercato che, almeno in parte, si è sviluppato proprio grazie alla crescita della sua industria manifatturiera.

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Quando il falso diventa un’attrazione

Il commercio della contraffazione, inoltre, non è soltanto una questione economica. Negli anni è diventato anche un fenomeno culturale e turistico. Mercati come Ben Thanh o Saigon Square sono conosciuti ben oltre i confini del Paese e vengono spesso inseriti dagli stessi turisti tra le esperienze da vivere durante un viaggio. In molti casi l’acquisto di un falso non nasce dall’intenzione di ingannare qualcuno, ma viene vissuto come un ricordo di viaggio, quasi un gioco.

In molti mercati la trattativa fa parte dell’acquisto tanto quanto il prodotto stesso. I venditori mostrano inizialmente merce di qualità inferiore, riservando le imitazioni più curate ai clienti realmente interessati. Una dinamica che negli anni ha trasformato il commercio dei falsi in una sorta di rituale turistico, più che in una semplice attività commerciale.
Anche per questo motivo eliminare completamente il fenomeno appare particolarmente complesso. Molti commercianti hanno imparato ad adattarsi ai controlli, evitando di esporre apertamente i prodotti contraffatti e proponendoli soltanto ai clienti interessati oppure modificando leggermente loghi, nomi e dettagli grafici per aggirare le norme sulla proprietà intellettuale.

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Una sfida che va oltre il lusso

La battaglia del Vietnam contro la contraffazione racconta molto più della semplice vendita di borse o sneaker false.
È il riflesso di un Paese che sta cercando di ridefinire il proprio ruolo nell’economia globale. Da un lato vuole continuare ad attrarre investimenti internazionali e consolidarsi come hub manifatturiero ad alto valore aggiunto; dall’altro deve dimostrare di essere in grado di garantire standard sempre più elevati nella tutela della proprietà intellettuale e nella regolamentazione del mercato.

Resta però una domanda aperta: è davvero possibile cancellare un sistema commerciale radicato da decenni e che coinvolge produttori, commercianti e persino il turismo? Probabilmente la risposta non arriverà soltanto dai sequestri o dalle operazioni di polizia. La vera sfida sarà trasformare un modello economico che, per anni, ha convissuto con la contraffazione senza considerarla un ostacolo allo sviluppo.
La sfida del Vietnam, in fondo, non riguarda soltanto la lotta ai falsi. Riguarda il passaggio da fabbrica del mondo a protagonista riconosciuto dell’economia globale. E in questo percorso la tutela dei marchi, della proprietà intellettuale e della fiducia internazionale potrebbe rivelarsi importante quanto la capacità di produrre milioni di capi ogni anno.

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