
Il test del missile Burevestnik, annunciato da Vladimir Putin come un successo storico, segna il ritorno della Russia nella corsa alla deterrenza nucleare globale. A metà tra sfida ingegneristica e strumento di propaganda, il progetto incarna l’ambizione del Cremlino di riaffermare la propria potenza militare in un momento di crescente isolamento internazionale. Ma dietro il trionfo, restano dubbi tecnici, rischi ambientali e un obiettivo più simbolico che operativo.
Missile Burevestnik, un test che parla al mondo
Il missile Burevestnik, a lungo definito “invincibile” dal Cremlino, è tornato a volare. Vladimir Putin ha annunciato il 26 ottobre il completamento dei test del missile da crociera a propulsione nucleare, dopo anni di insuccessi e un tragico incidente nel 2019.
Secondo il presidente russo, l’arma — nome in codice NATO SSC-X-9 Skyfall — avrebbe percorso 14mila chilometri in 15 ore di volo, eludendo ogni sistema di difesa occidentale.
L’annuncio arriva nel momento di massima tensione diplomatica con l’Occidente, con Washington che ha appena imposto nuove sanzioni a Rosneft e Lukoil, e dopo la cancellazione del vertice di Budapest da parte del presidente statunitense Donald Trump.

Burevestnik, un’arma simbolica più che strategica
Nonostante il clamore, il Burevestnik non cambierà gli equilibri militari in Ucraina.
Si tratta infatti di un’arma pensata non per i conflitti regionali, ma per la deterrenza strategica a lungo raggio: un missile concepito per colpire obiettivi a migliaia di chilometri e per aggirare i sistemi di difesa americani ed europei.
Il suo scopo principale è intimidire — dimostrare che, nonostante le sanzioni e l’isolamento internazionale, la Russia resta in grado di innovare sul piano tecnologico e nucleare.
È una risposta diretta alla politica americana: nel 2001 gli Stati Uniti si ritirarono dal Trattato anti-missili balistici, aprendo la strada alla costruzione di scudi difensivi in Polonia e Romania. Per Mosca, questi sistemi rappresentano da allora una minaccia esistenziale.
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Burevestnik e la corsa allo scudo nucleare
Secondo diversi analisti, il rilancio del Burevestnik è anche una reazione all’annuncio statunitense del progetto Golden Dome, lo scudo missilistico spaziale che la Casa Bianca intende sviluppare nei prossimi anni.
Il Cremlino sostiene che il missile possa superare qualsiasi difesa occidentale, ma la comunità scientifica internazionale rimane scettica.
“È un’arma più simbolica che operativa”, ha dichiarato un esperto militare a Reuters, “un modo per ricordare che la Russia conserva la capacità di minacciare e destabilizzare, anche senza usarla”.

La sfida ingegneristica e i rischi ambientali del missile Burevestnik
La peculiarità del Burevestnik risiede nella sua propulsione nucleare continua, che lo renderebbe capace di volare per giorni, o addirittura settimane, modificando rotta e altitudine per confondere i radar.
Ma proprio questo è anche il suo punto debole.
Miniaturizzare un reattore nucleare abbastanza potente da sostenere un missile di tali dimensioni è una sfida tecnologica mai pienamente risolta.
Gli Stati Uniti avevano tentato un progetto simile negli anni Sessanta — Pluto Project — ma lo abbandonarono per l’elevato rischio radioattivo e l’impossibilità di garantire la sicurezza ambientale.
Anche il Pentagono ha definito il missile “una minaccia strategica ma operativamente poco affidabile”, citando rischi di dispersione radioattiva in caso di guasto.
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Dai fallimenti al primo successo del missile Burevestnik
Il test del 21 ottobre sarebbe il primo completamente riuscito dopo una lunga serie di fallimenti.
Tra il 2017 e il 2018, secondo l’intelligence americana, la Russia tentò quattro lanci, tre dei quali si conclusero con l’esplosione o la caduta del missile dopo pochi minuti di volo.
Nel 2019, un grave incidente nel Mar Bianco costò la vita a sette persone e provocò un picco di radioattività nella regione di Arkhangelsk.
Mosca negò ogni responsabilità, ma Washington confermò che si trattava proprio del Burevestnik.
Questo passato incerto rende ancora più difficile distinguere la tecnologia reale dalla narrativa propagandistica.

Una vittoria di immagine per Putin
Il successo del test, annunciato in pompa magna, appare come un gesto politico calcolato.
Il Cremlino sa che la dimostrazione di potenza, anche più della potenza stessa, è un’arma diplomatica.
In un contesto in cui la Russia è isolata e l’economia è colpita dalle sanzioni, il Burevestnik diventa un messaggio al mondo: la Russia può ancora sorprendere.
Ma dietro l’effetto scenico, restano aperte molte domande: l’arma è davvero operativa? O è l’ennesimo capitolo di una lunga storia di potenza raccontata più che dimostrata?
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Missile Burevestnik, propaganda, deterrenza e realtà
In definitiva, il missile Burevestnik incarna l’ambiguità del potere contemporaneo: un’arma tecnologica che funziona anche come linguaggio politico.
Che voli davvero o meno, il suo impatto è già tangibile: alimenta la percezione di una Russia in grado di sfidare l’Occidente, spostando la competizione dal terreno militare a quello simbolico.
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