Promesse verdi

Cina tra rinnovabili record e carbone: leadership globale o crescita interna?

La Cina vuole più rinnovabili entro il 2030, ma apre centrali a carbone da record. Un Paese sospeso tra ambizioni climatiche globali e crescita interna

di Redazione di The Outline | Ottobre 2, 2025
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La Cina promette di moltiplicare per sei la capacità installata di eolico e solare entro il 2030, ma continua a costruire centrali a carbone da record. Un Paese sospeso tra la volontà di assumere un ruolo di leadership globale nella lotta climatica e le necessità interne di sostenere la crescita economica e la stabilità sociale.

Cina e nuove promesse climatiche

Durante la Climate Week di New York, il presidente Xi Jinping ha risposto al discorso negazionista di Donald Trump all’Assemblea generale dell’ONU annunciando un obiettivo intermedio: ridurre le emissioni nette di CO₂ del 7–10 per cento entro il 2035, rispetto al picco previsto per quest’anno. È la prima volta che Pechino indica un traguardo a medio termine, dopo aver fissato la neutralità climatica per il 2060, una data ritenuta troppo lontana da gran parte della comunità scientifica.

Gli esperti, tuttavia, giudicano insufficiente l’impegno: servirebbe almeno una riduzione del 30 per cento per mantenere viva la speranza di limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi. La promessa cinese appare dunque un passo avanti, ma ancora non all’altezza delle sfide planetarie.

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Rinnovabili in crescita e carbone senza freni in Cina

Xi Jinping ha sottolineato che la Cina moltiplicherà per sei la capacità di eolico e solare, raggiungendo i 3.600 gigawatt installati entro il 2030. Una cifra enorme, che richiederà nuovi impianti su vasta scala, inclusi parchi solari nelle aree desertiche del Paese. L’annuncio consolida la posizione di Pechino come leader globale nella produzione di pannelli fotovoltaici e turbine eoliche, settori in cui domina già oggi i mercati mondiali.

Ma dietro la retorica della transizione verde resta l’ombra del carbone. Nel 2023 la Cina ha autorizzato oltre 100 gigawatt di nuova capacità a carbone, un record che nessun altro Paese eguaglia. Queste centrali garantiscono energia a basso costo alle industrie energivore e sicurezza agli oltre 1,4 miliardi di cittadini. Una contraddizione che mette in luce il doppio binario su cui viaggia la politica energetica cinese.

Il dilemma della leadership climatica in Cina

Da un lato Pechino cerca di presentarsi come paladina della lotta ai cambiamenti climatici, contrapponendosi a un’America sempre più isolazionista. Dall’altro continua a mantenere il carbone come pilastro della sua crescita economica. Questa ambivalenza mina la credibilità internazionale della Cina e alimenta lo scetticismo di chi la accusa di giocare su due tavoli: leader verde sul piano retorico, ma grande inquinatore sul piano reale.

Il messaggio politico, però, è chiaro: la Cina crede ancora nel multilateralismo. Xi Jinping ha ribadito che “la transizione verde e la decarbonizzazione rappresentano il trend attuale” e che la comunità internazionale deve restare unita. È un tentativo di rafforzare la posizione di Pechino come attore indispensabile nei negoziati globali, soprattutto mentre Washington appare divisa e l’Europa fatica a mantenere ambizioni elevate.

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La crescita economica e politica industriale della Cina

Le scelte energetiche della Cina non hanno solo un impatto climatico: influenzano direttamente la politica industriale nazionale. Puntare sulle rinnovabili significa creare filiere produttive innovative, posti di lavoro qualificati e tecnologie esportabili. Già oggi la Cina guida le catene globali del solare e mira a consolidare lo stesso primato nell’eolico e nelle batterie.

Tuttavia, il carbone resta un ammortizzatore economico e sociale. Abbandonarlo troppo in fretta rischierebbe di penalizzare regioni meno sviluppate, creare disoccupazione e ridurre la competitività delle industrie pesanti. Per il Partito comunista, che deve garantire stabilità e crescita, questa è una sfida politica tanto quanto energetica.

Cina tra promesse e realtà

Il bivio davanti a Pechino è evidente: consolidare il ruolo di potenza verde globale o restare intrappolata in un modello di crescita fossile. Il futuro climatico del pianeta dipende in larga parte da questa scelta. Se la Cina riuscirà a ridurre davvero le emissioni, potrà guidare la transizione energetica e rafforzare la sua influenza geopolitica. Se invece continuerà a espandere il carbone, il suo messaggio resterà retorico e la comunità internazionale perderà uno degli attori chiave della lotta al riscaldamento globale.