Sicurezza Artica

Groenlandia, accordo tra Trump e Danimarca: nuove basi USA e Golden Dome

Trump firma l’accordo con Danimarca e Groenlandia: più presenza militare americana, nuove basi e Golden Dome, mentre resta invariata la sovranità dell’isola.

di Naomi Lanciano | Settembre 24, 2026
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La Groenlandia rimane parte del Regno di Danimarca, ma la presenza militare degli Stati Uniti sull’isola è destinata ad aumentare. Dopo mesi di tensioni diplomatiche, alimentate dalle dichiarazioni di Donald Trump sulla volontà di acquisire il territorio artico, Washington, Copenaghen e Nuuk hanno raggiunto un accordo che rafforza la cooperazione in materia di sicurezza nell’Atlantico settentrionale. La firma è arrivata il 22 settembre 2026 a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, alla presenza del presidente americano, della prima ministra danese Mette Frederiksen e del premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen.

L’intesa non contempla alcuna annessione agli Stati Uniti, ma consente a Washington di ampliare le infrastrutture militari già esistenti, realizzare due nuove basi e sviluppare attività legate al Golden Dome, il sistema di difesa antimissile promosso dall’amministrazione Trump. Per Danimarca e Groenlandia, il risultato principale sul piano istituzionale è il mantenimento della sovranità territoriale e del diritto all’autodeterminazione della popolazione groenlandese, principi che avevano assunto un peso crescente nel confronto con la Casa Bianca.

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Accordo USA-Danimarca sulla Groenlandia: cosa prevedono le nuove basi militari

Il documento aggiorna il quadro della cooperazione militare stabilito nel 1951, quando Stati Uniti e Danimarca avevano disciplinato la presenza americana sull’isola nel contesto della Guerra fredda. La nuova intesa definisce con maggiore precisione le possibilità di espansione delle infrastrutture e di movimento delle forze armate statunitensi, individuando immediatamente due ulteriori aree destinate alle attività di difesa.

Washington potrà rinnovare e ampliare la base spaziale di Pituffik, attualmente il principale presidio americano in Groenlandia, e realizzare nuove installazioni a Narsarsuaq, nella parte meridionale dell’isola, e a Mestersvig, lungo la costa orientale. Le modalità operative saranno definite attraverso il coordinamento tra le parti, mentre eventuali ulteriori aree militari potranno essere individuate mediante successive consultazioni. L’accordo riconosce inoltre alle forze armate americane una libertà di movimento estesa al territorio terrestre, allo spazio aereo, alle acque territoriali e agli accessi sottomarini. La disposizione permette agli Stati Uniti di collegare le diverse infrastrutture e organizzare le proprie attività militari nell’Artico, mantenendo il coordinamento con le autorità danesi e groenlandesi.

La presenza americana sull’isola, del resto, non rappresenta una novità. Durante la Guerra fredda gli Stati Uniti arrivarono a disporre di numerose installazioni militari e di migliaia di soldati in Groenlandia. Il nuovo accordo si inserisce quindi in una relazione di difesa consolidata, ma ne amplia le possibilità operative in una fase in cui la regione artica ha assunto una crescente importanza strategica.

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Golden Dome: perché lo scudo antimissile americano coinvolge la Groenlandia

Tra gli elementi dell’intesa figura anche il Golden Dome, il progetto di difesa antimissile promosso da Trump per rafforzare la protezione del territorio statunitense. Il documento riconosce la possibilità di sviluppare sull’isola attività e infrastrutture collegate al sistema, senza tuttavia specificare quali impianti saranno realizzati, dove verranno collocati o secondo quali tempistiche.

La posizione geografica della Groenlandia spiega il suo ruolo nelle strategie di sicurezza americane. Situata tra il Nord America e l’Europa, l’isola occupa un’area rilevante per la sorveglianza delle rotte artiche e per i sistemi di allerta contro eventuali minacce dirette verso il continente nordamericano. La base di Pituffik svolge già funzioni legate alla difesa e al monitoraggio spaziale, e il suo potenziamento consentirebbe di integrare ulteriormente le attività esistenti con i nuovi programmi militari. L’inserimento del Golden Dome nell’accordo non equivale, dunque, all’avvio immediato dei lavori. La firma stabilisce una cornice politica e giuridica entro la quale dovranno essere definite le successive decisioni operative, comprese quelle relative alle infrastrutture necessarie e al coinvolgimento delle autorità locali.

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Sovranità e indipendenza della Groenlandia: cosa cambia dopo la firma

La questione della sovranità è stata il punto più delicato del confronto tra Washington e Copenaghen. Trump aveva ripetutamente manifestato l’intenzione di ottenere il controllo della Groenlandia, sostenendo che il territorio fosse essenziale per la sicurezza nazionale americana. Le sue dichiarazioni, accompagnate anche dalla possibilità evocata di ricorrere alla forza, avevano provocato la netta opposizione delle autorità danesi e groenlandesi.

Il compromesso raggiunto a New York mantiene invece invariato l’assetto istituzionale dell’isola, che fa parte del Regno di Danimarca e dispone di un proprio governo e di ampie autonomie. L’intesa amplia la cooperazione militare senza trasferire la sovranità territoriale agli Stati Uniti. Il documento non prevede una data di scadenza e affronta anche l’eventualità di una futura indipendenza groenlandese. In questo caso, la Groenlandia dovrebbe assumere i diritti e gli obblighi attualmente attribuiti alla Danimarca nell’accordo e impegnarsi a entrare nella NATO, garantendo la continuità della cooperazione militare con Washington.

La disposizione distingue quindi il futuro status politico dell’isola dalla permanenza degli impegni di difesa. Un’eventuale indipendenza non comporterebbe automaticamente la cessazione dell’accordo, che è stato concepito per continuare a disciplinare la presenza americana anche in uno scenario istituzionale differente.

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Russia, Cina e terre rare: le risorse strategiche nell’accordo sulla Groenlandia

L’intesa interviene anche sull’accesso al territorio da parte di Paesi esterni alla NATO, introducendo disposizioni che riguardano tanto le installazioni militari quanto le attività economiche considerate sensibili per la sicurezza. Il testo esclude la possibilità che Stati non appartenenti all’Alleanza atlantica stabiliscano strutture militari sull’isola, anche temporanee, salvo diverso accordo tra le parti. Prevede inoltre un coordinamento sugli investimenti stranieri che potrebbero rappresentare un rischio per la sicurezza, comprese le attività connesse alle risorse strategiche.

Il riferimento assume particolare importanza per le riserve minerarie groenlandesi, tra cui figurano terre rare e altri materiali impieg ati nella produzione di componenti tecnologici avanzati. Il loro sfruttamento è da tempo oggetto di interesse internazionale e si inserisce nel confronto economico e strategico che coinvolge Stati Uniti, Cina e altri attori.Le disposizioni non attribuiscono tuttavia a Washington la proprietà delle risorse naturali dell’isola. Il loro significato riguarda soprattutto la possibilità di limitare l’accesso di soggetti considerati incompatibili con gli interessi di sicurezza condivisi, attraverso meccanismi di consultazione tra i governi coinvolti.

Le reazioni di Trump e dell’Unione europea all’accordo sulla Groenlandia

Durante la cerimonia di New York, Trump ha accolto la firma con toni entusiastici, descrivendo l’accordo come un risultato importante per gli Stati Uniti, l’Europa e la Groenlandia. Il presidente americano ha inoltre ringraziato i rappresentanti danesi e groenlandesi, esprimendo fiducia nella durata della collaborazione. Positiva anche la reazione delle istituzioni europee. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha salutato l’intesa come un passo avanti per la cooperazione transatlantica e per la sicurezza dell’Artico, richiamando espressamente il rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e del diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato l’importanza strategica della regione e confermato la volontà dell’Unione di continuare a collaborare con Danimarca, Groenlandia e partner internazionali.

A Nuuk, invece, le reazioni della popolazione risultano contrastanti. Alcuni residenti considerano la maggiore presenza americana una garanzia aggiuntiva di sicurezza, mentre altri ricordano che l’isola beneficia già della protezione collettiva della NATO e guardano con attenzione alle conseguenze di un’ulteriore espansione militare. L’accordo dovrà inoltre completare il percorso di ratifica previsto in Danimarca prima della piena attuazione delle nuove disposizioni.

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Groenlandia e sicurezza nell’Artico: gli equilibri dopo l’accordo

La firma del 22 settembre interviene dopo un periodo nel quale la questione groenlandese aveva messo sotto pressione i rapporti tra Stati Uniti e Danimarca, due Paesi alleati all’interno della NATO. Il documento offre una cornice alla maggiore presenza militare americana e, contemporaneamente, ribadisce il ruolo delle autorità danesi e groenlandesi nelle decisioni che riguardano il territorio.

Restano da definire diversi aspetti concreti, dalla realizzazione delle nuove basi all’eventuale sviluppo delle infrastrutture collegate al Golden Dome, fino alle modalità con cui saranno applicate le disposizioni sugli investimenti stranieri. La continuità dell’accordo, prevista anche nell’ipotesi di indipendenza dell’isola, rende inoltre la cooperazione militare una questione destinata ad accompagnare il dibattito sul futuro politico della Groenlandia. Per Washington, Copenaghen e Nuuk si apre ora la fase dell’attuazione, nella quale le garanzie sulla sovranità dovranno convivere con un ampliamento concreto delle attività militari americane in una delle regioni più rilevanti per la sicurezza dell’Atlantico settentrionale.