Scontro elettorale

Trump, la Corte Suprema blocca le restrizioni sul voto per posta

La Corte Suprema ferma il tentativo di Trump di introdurre nuove restrizioni sul voto per posta negli Stati Uniti, a sette settimane dalle elezioni di metà mandato

di Redazione di The Outline | Settembre 15, 2026
Foto: Wikimedia Commons

La Corte Suprema respinge il tentativo dell’amministrazione Trump di cambiare le regole sul voto per posta a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. Una decisione che riporta al centro una delle questioni più controverse della politica americana.

Negli Stati Uniti anche una busta può diventare una questione politica. E quando dentro quella busta c’è una scheda elettorale, il confine tra regole amministrative, diritto di voto e battaglia per il potere diventa ancora più sottile. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto l’ultimo tentativo dell’amministrazione di Donald Trump di introdurre nuove limitazioni al voto per posta, fermando almeno per il momento una parte importante della strategia con cui la Casa Bianca puntava a modificare le procedure elettorali prima delle elezioni di metà mandato. Mancano appena sette settimane al voto che stabilirà i nuovi equilibri del Congresso e la decisione assume inevitabilmente un peso che va ben oltre la singola controversia giudiziaria.

Trump e il voto per posta: perché la Corte Suprema ha fermato il presidente

Il rapporto tra Donald Trump e il voto per posta è da tempo uno dei paradossi più evidenti della politica americana. Il presidente sostiene che regole più severe siano necessarie per contrastare il rischio di frodi elettorali, eppure questo sistema è utilizzato regolarmente da milioni di cittadini americani e nel 2024 vi fece ricorso anche lo stesso Trump. Alle ultime presidenziali circa un elettore su tre scelse di esprimere il proprio voto senza recarsi fisicamente alle urne. Non si tratta quindi di una procedura marginale, ma di una componente ormai strutturale delle elezioni statunitensi, seppure regolata in maniera diversa da stato a stato. È proprio questa diffusione a spiegare perché ogni intervento sul voto postale possa produrre conseguenze politiche molto concrete.

Foto: Unspalsh

Trump, la corsa all’AI e la paura di perdere il controllo

L’ordine di Trump sul voto per posta e le nuove regole per gli Stati

A marzo Trump aveva firmato un ordine esecutivo destinato a cambiare profondamente il sistema. Uno dei punti principali riguardava la creazione di «elenchi statali di cittadinanza», attraverso i quali gli stati avrebbero potuto verificare con maggiore rigidità chi avesse effettivamente diritto a partecipare alle elezioni ed eventualmente eliminare dalle liste elettorali le persone considerate non idonee. Presentata dall’amministrazione come una misura di sicurezza e trasparenza, la norma aveva immediatamente sollevato dubbi sul rischio di rendere più complicato l’accesso al voto, soprattutto negli stati meno propensi ad adeguarsi alle indicazioni della Casa Bianca. Il confronto, insomma, non riguardava soltanto la prevenzione delle irregolarità, ma anche la domanda fondamentale su chi debba stabilire le modalità con cui gli americani esercitano il proprio diritto di voto.

Voto per posta negli Stati Uniti: il ruolo dell’USPS voluto da Trump

Il passaggio più controverso riguardava però lo US Postal Service, il servizio postale nazionale. L’ordine avrebbe attribuito all’USPS un ruolo molto più ampio nella gestione delle schede elettorali, fino alla possibilità di determinare in quali circostanze inviare o non inviare determinati plichi. Una competenza particolarmente delicata, perché tradizionalmente il servizio postale si occupa della distribuzione materiale della corrispondenza elettorale senza trasformarsi in un soggetto chiamato a decidere chi possa riceverla. Le nuove disposizioni prevedevano inoltre l’introduzione di buste standardizzate, codici a barre univoci e procedure differenti per la gestione del materiale. Dettagli apparentemente tecnici che, applicati a poche settimane dalle urne, avrebbero potuto cambiare concretamente il modo in cui milioni di schede vengono distribuite e riconsegnate.

Foto: google creative commons

Trump alza i dazi sul Canada: lo scontro commerciale entra in una nuova fase

Corte Suprema e Trump: cosa cambia dopo la decisione sul voto per posta

A fine agosto la Corte Suprema aveva già esaminato la questione, consentendo l’applicazione soltanto parziale dell’ordine presidenziale. Il nuovo pronunciamento segna però un limite molto più netto. I nove giudici hanno respinto il ricorso presentato dall’amministrazione contro la decisione di una giudice federale del Massachusetts, che aveva considerato incostituzionali le disposizioni relative all’USPS. Il risultato è immediato: il servizio postale potrà continuare a gestire i plichi elettorali secondo le procedure utilizzate finora. Un elemento tutt’altro che secondario, considerando che in alcuni stati l’invio del materiale per le elezioni di metà mandato è già cominciato e modificare il sistema durante il processo avrebbe potuto generare ulteriore incertezza.

Trump sconfitto alla Corte Suprema nonostante la maggioranza conservatrice

A rendere politicamente interessante il verdetto è anche la composizione della Corte Suprema americana. Sei dei nove giudici sono considerati di orientamento conservatore, mentre tre appartengono all’area progressista. Eppure soltanto due giudici hanno sostenuto il ricorso dell’amministrazione Trump. Il dato non significa che la Corte abbia improvvisamente cambiato identità politica, ma mostra come persino una maggioranza ideologicamente più vicina al presidente possa individuare dei limiti nell’estensione del potere esecutivo. Per Trump è una sconfitta particolarmente significativa proprio perché arriva da un’istituzione la cui attuale composizione conservatrice è anche il risultato delle nomine avvenute durante il suo primo mandato.

Foto: Unspalsh

11 settembre, 25 anni dopo: il giorno che cambiò l’America e il mondo

Elezioni di metà mandato 2026: perché il voto per posta è così importante

Il vero punto, però, è il calendario. Le elezioni di metà mandato sono ormai vicine e decideranno chi controllerà Camera e Senato nella seconda parte della presidenza Trump. Ogni modifica alle procedure elettorali, in questo momento, assume quindi una rilevanza enorme. Negli Stati Uniti il voto postale non viene utilizzato allo stesso modo ovunque: alcuni stati hanno sistemi molto aperti, altri prevedono requisiti più stringenti. Proprio questa frammentazione rende il tema particolarmente sensibile. Intervenire attraverso un ordine federale significa entrare in un terreno nel quale competenze statali, poteri presidenziali e tutela costituzionale del voto finiscono inevitabilmente per sovrapporsi.

Trump potrebbe tentare ancora di limitare il voto per posta?

Considerare chiusa la questione sarebbe però prematuro. Il pronunciamento rende difficile immaginare che richieste sostanzialmente identiche possano trovare maggiore fortuna davanti alla Corte, ma non impedisce all’amministrazione di percorrere altre strade. Trump ha fatto della sicurezza elettorale uno dei temi centrali della propria narrazione politica e difficilmente abbandonerà la questione proprio mentre il Paese entra nella fase decisiva della campagna per le elezioni di metà mandato. Potrebbero quindi arrivare nuove iniziative amministrative, altre battaglie giudiziarie o tentativi di intervenire sulle procedure attraverso strumenti differenti.

La vicenda racconta qualcosa di più ampio del destino di alcune buste elettorali. Negli Stati Uniti del 2026 la discussione sul diritto di voto continua a essere una delle linee di frattura più profonde della politica nazionale. Da una parte Trump insiste sulla necessità di rendere il sistema più sicuro e controllato; dall’altra i suoi oppositori vedono nelle restrizioni il rischio di rendere più difficile l’accesso alle urne. Nel mezzo ci sono tribunali, stati, funzionari elettorali e milioni di cittadini che tra poche settimane dovranno votare. Per ora le regole del voto per posta restano quelle già conosciute. Ma in una campagna elettorale americana, sette settimane possono essere un tempo sorprendentemente lungo.