Regolazione digitale

La Francia dice stop ai social per gli under 15. Ma il vero banco di prova sarà far rispettare il divieto

La Francia è il primo Paese dell’Unione Europea a vietare l’accesso ai social agli under 15. Una decisione destinata a riaprire il dibattito sul ruolo delle Big Tech, sulla tutela dei minori e sul futuro della regolazione digitale in Europa

di Naomi Lanciano | Luglio 23, 2026
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La Francia è il primo Paese dell’Unione Europea ad aver scelto la strada del divieto: nei prossimi mesi i minori di 15 anni non potranno più creare nuovi account sui social network e le piattaforme saranno chiamate a eliminare quelli già esistenti. Con l’approvazione della nuova legge da parte del Parlamento, Parigi inaugura una stagione destinata a influenzare il dibattito europeo sulla tutela dei più giovani nell’ambiente digitale, spostando l’attenzione dalle semplici raccomandazioni a un intervento normativo che attribuisce alle grandi aziende tecnologiche una responsabilità diretta nel controllo dell’età degli utenti.

Il provvedimento entrerà in vigore nei prossimi mesi seguendo una doppia fase di applicazione. Dal 1° settembre gli under 15 non potranno più aprire nuovi profili sulle piattaforme interessate, mentre nei quattro mesi successivi le aziende dovranno procedere alla disattivazione degli account già esistenti appartenenti a utenti che non avranno raggiunto l’età minima prevista.
Si tratta di un cambio di paradigma significativo. Se fino a oggi il controllo sull’utilizzo dei social era affidato soprattutto alle famiglie, la nuova normativa sposta parte della responsabilità direttamente sulle piattaforme, chiamate a dimostrare di essere realmente in grado di verificare l’identità e l’età dei propri iscritti.

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Una legge che lascia ancora diversi interrogativi

Se l’obiettivo politico appare chiaro, la sua applicazione pratica presenta ancora numerose incognite. Il testo approvato dal Parlamento non stabilisce infatti quali saranno i sistemi di verifica dell’età né indica con precisione quali piattaforme rientreranno nel divieto. Saranno il Ministero dell’Intelligenza artificiale e del Digitale e l’Arcom, l’autorità francese di regolamentazione della comunicazione audiovisiva e digitale, a definire successivamente l’elenco dei servizi interessati.

Non è escluso, inoltre, che alcune piattaforme possano essere soggette a un divieto totale, mentre per altre vengano limitate soltanto determinate funzionalità considerate più sensibili per gli utenti più giovani.
La ministra dell’Intelligenza artificiale e del Digitale, Anne Le Hénanff, ha chiarito che spetterà alle stesse aziende tecnologiche individuare sistemi affidabili per verificare l’età degli utenti, una scelta che apre inevitabilmente un confronto delicato tra esigenze di tutela dei minori, protezione della privacy e fattibilità tecnica.

Un precedente destinato a influenzare l’Europa

La Francia non è il primo Paese al mondo ad aver scelto questa strada. Lo scorso dicembre era stata l’Australia ad approvare una misura simile, suscitando un acceso dibattito internazionale tra chi la considera una risposta necessaria ai rischi derivanti da un utilizzo sempre più precoce dei social network e chi, invece, teme che provvedimenti di questo tipo possano limitare la libertà digitale senza affrontare davvero il problema.

All’interno dell’Unione Europea, però, la decisione francese assume un significato particolare. Regno Unito, Spagna e Danimarca stanno infatti valutando interventi analoghi, mentre in Italia diverse proposte di legge sono state presentate negli ultimi anni senza riuscire a completare l’iter parlamentare. Per questo motivo la scelta di Parigi rischia di trasformarsi in un vero laboratorio normativo: il suo successo o le eventuali difficoltà applicative potrebbero diventare un punto di riferimento per gli altri Paesi europei chiamati, prima o poi, a confrontarsi con lo stesso tema.

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Il dibattito scientifico resta aperto

Alla base della nuova legge c’è una crescente preoccupazione per gli effetti che un utilizzo precoce e intensivo dei social network può avere sul benessere psicologico degli adolescenti. Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato una correlazione tra l’uso delle piattaforme digitali e un aumento di ansia, disturbi dell’umore, problemi di autostima e difficoltà relazionali. La comunità scientifica, tuttavia, continua a distinguere con cautela tra correlazione e causalità, sottolineando come non esistano ancora prove definitive che attribuiscano direttamente ai social la responsabilità di questi fenomeni.

Proprio per questo molti esperti ritengono che, accanto agli strumenti normativi, sia indispensabile investire nell’educazione digitale, aiutando ragazzi e famiglie a sviluppare un utilizzo più consapevole della tecnologia invece di affidare la soluzione esclusivamente al divieto.

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Oltre il divieto, la sfida riguarda il rapporto tra Stato e Big Tech

La legge francese rappresenta una svolta nel modo in cui gli Stati europei affrontano il rapporto tra adolescenti e piattaforme digitali, ma il suo successo non dipenderà soltanto dall’approvazione del testo o dalla capacità delle aziende di verificare l’età degli utenti. La vera sfida sarà capire se un divieto possa incidere realmente sulle abitudini digitali delle nuove generazioni o se rischi, al contrario, di spostare semplicemente il problema verso modalità di accesso alternative e più difficili da controllare. Allo stesso tempo, sarà interessante osservare fino a che punto i grandi operatori tecnologici saranno disposti ad assumersi una responsabilità che, fino a oggi, è rimasta in larga parte nelle mani delle famiglie e delle istituzioni.

La decisione di Parigi rappresenta quindi molto più di una legge nazionale. È un test politico, tecnologico e culturale che potrebbe anticipare il modo in cui l’Europa sceglierà di regolare il rapporto tra giovani, piattaforme digitali e responsabilità delle Big Tech negli anni a venire.

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