
Nel cuore della crisi a Gaza, un antico progetto, considerato per decenni una visione lontana e irrealizzabile, è tornato a sollevare domande cruciali sulla strategia geopolitica di Israele: il Canale Ben Gurion. Questo progetto, pensato più di 60 anni fa, prevedeva la costruzione di un canale che avrebbe collegato il golfo di Aqaba al Mediterraneo, passando per Israele e aggirando la Striscia di Gaza. A distanza di decenni, la guerra e il controllo della regione potrebbero essere non solo una reazione contingente, ma parte di una visione più ampia di Israele per consolidare la sua potenza economica e strategica.
Il Canale Ben Gurion: una visione del passato, ma sempre rilevante
Il progetto del Canale Ben Gurion risale agli anni ’60, nato come alternativa al Canale di Suez, e pensato per attraversare il deserto del Negev, per collegare Eilat (sul Mar Rosso) con il Mediterraneo a nord di Gaza. Questo canale avrebbe avuto un impatto globale sul commercio marittimo, aumentando la concorrenza con Suez e rendendo il passaggio di merci e risorse energetiche molto più sicuro e meno vulnerabile a interruzioni, come nel caso del blocco del Canale di Suez da parte della Ever Given nel 2021.
Secondo alcune fonti, il progetto avrebbe incluso l’utilizzo di esplosivi nucleari per il suo scavo, un’idea che ha suscitato ilarità ma anche preoccupazione, mettendo in evidenza la determinazione di Israele di avere il controllo strategico della regione. Pur non essendo mai stato realizzato, il Canale Ben Gurion ha continuato ad essere un simbolo di come la geostrategia israeliana si intersechi con il controllo delle vie d’acqua vitali, con un impatto diretto sull’equilibrio economico mondiale.

Gaza e il progetto strategico di Israele con il Canale Ben Gurion
Oggi, mentre Gaza è devastata dalla guerra, il progetto del Canale Ben Gurion è riemerso nei dibattiti internazionali. I media arabi e asiatici hanno ripreso il tema, ipotizzando che Israele possa puntare a questo progetto come parte della sua strategia per garantire il dominio sulle rotte marittime e l’accesso a risorse strategiche. Se la guerra continua a sfigurare Gaza, la zona potrebbe subire un ulteriore cambiamento geopolitico che non solo altererà la demografia, ma potrebbe anche rivelarsi funzionale agli interessi economici e militari israeliani.
Questa visione implica non solo un interesse commerciale per il Canale Ben Gurion, ma anche un obiettivo politico: ridurre la dipendenza da Suez e da altri attori regionali, in particolare l’Egitto, e consolidare il controllo israeliano sulle rotte energetiche, in particolare sul gas naturale proveniente dalla zona offshore di Gaza. Con la scoperta di giacimenti di gas al largo della Striscia, il controllo su queste acque diventa fondamentale per Israele.

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La reazione internazionale al Canale Ben Gurion e i timori per il futuro
Il dibattito sul Canale Ben Gurion e sulle sue implicazioni geopolitiche non è solo una questione di commercio marittimo, ma anche di equilibrio politico e strategico. Mentre gli Stati Uniti si sono alleati con Israele per il rafforzamento delle sue infrastrutture portuali, come il porto di Haifa, e hanno permesso l’estrazione di gas, alcuni paesi arabi hanno espresso preoccupazione per i progetti israeliani. L’Arabia Saudita, ad esempio, sta cercando di rispondere alla crescente influenza israeliana, mentre la Giordania ha rifiutato l’accordo con Israele sui progetti di scambio energetico a causa della guerra a Gaza.
Le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu riguardo a un nuovo “corridoio” che collegherebbe India, Arabia Saudita e Israele indicano una volontà di Israele di sfruttare la sua posizione strategica per dominare le rotte commerciali e ridurre il potere di Suez. L’intento di indebolire il monopolio egiziano sulle rotte marittime sembra essere un passo concreto in una strategia di lungo periodo per Israele, mentre Gaza continua a essere un terreno di battaglia fisico e ideologico.

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Il paradosso di Gaza: guerra e sviluppo strategico
Il conflitto in corso a Gaza potrebbe quindi essere interpretato non solo come una risposta alla minaccia di Hamas, ma anche come un passaggio strategico verso la realizzazione di progetti come il Canale Ben Gurion. La guerra, purtroppo, ha fatto sì che Gaza diventi sempre più un terreno di sfruttamento geopolitico, dove Israele tenta di consolidare i propri interessi economici, strategici e politici. La perdita di sovranità palestinese potrebbe riscrivere gli equilibri in Medio Oriente, e con essa, la storia del controllo sulle risorse naturali e sulle rotte marittime vitali.
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