Guerra commerciale

Trump alza i dazi sul Canada: lo scontro commerciale entra in una nuova fase

Trump aumenta fino al 50% i dazi su alcuni prodotti canadesi, mentre lo scontro con il governo di Mark Carney diventa sempre più duro.

di Naomi Lanciano | Settembre 9, 2026
wikimedia commons

Lo scontro commerciale tra Stati Uniti e Canada entra in una nuova fase. Il presidente americano Donald Trump ha deciso di aumentare fino al 50 per cento i dazi su alcuni beni prodotti in Canada e di vietare completamente l’importazione negli Stati Uniti di altre categorie di prodotti.

La decisione arriva come risposta diretta ai dazi introdotti dal governo canadese e conferma quanto il rapporto tra Washington e Ottawa, tradizionalmente fondato su una delle integrazioni economiche più profonde del mondo occidentale, si sia progressivamente trasformato in un confronto sempre più duro. I nuovi dazi statunitensi colpiranno, tra gli altri, formaggi, prodotti di carta, alluminio, legno e mobili e dovrebbero entrare in vigore il 15 settembre. A questi si aggiungerà, dal 29 settembre, il divieto di importazione per alcuni prodotti, soprattutto alcolici.
Più che una semplice misura commerciale, l’ultima decisione di Trump rappresenta quindi un nuovo passaggio di una crisi che negli ultimi mesi ha assunto anche una dimensione politica.

Foto: wikimedia commons

Trump aumenta i dazi sul Canada fino al 50 per cento

La nuova mossa della Casa Bianca nasce dalla risposta canadese alle precedenti tariffe imposte dagli Stati Uniti. Dall’8 settembre il Canada ha infatti introdotto dazi fino al 50 per cento su numerosi prodotti americani, per un valore complessivo di circa 27,6 miliardi di dollari canadesi all’anno. Per il governo guidato dal primo ministro Mark Carney, la misura rappresenta una risposta proporzionata alle politiche commerciali di Washington. Nelle settimane precedenti Carney aveva già chiarito di non voler accettare un accordo considerato penalizzante per il Canada, arrivando a promettere una risposta «dollaro su dollaro» alle nuove tariffe statunitensi.

Trump ha quindi rilanciato. L’aumento dei dazi al 50 per cento amplia ulteriormente il numero dei settori coinvolti e si aggiunge alle tariffe già applicate dagli Stati Uniti su alcune merci canadesi a partire dalla fine di agosto. Nel frattempo rimane sul tavolo anche un’altra minaccia: l’aumento fino al 50 per cento dei dazi sulle automobili canadesi, attualmente sottoposte a un’aliquota del 25 per cento.

Foto: unsplash

Canada e Stati Uniti, perché è iniziata la guerra dei dazi

La tensione tra i due paesi non nasce con la decisione di questa settimana.
Durante il suo secondo mandato, Trump ha nuovamente fatto dei dazi uno degli strumenti centrali della politica economica americana, utilizzandoli non soltanto per modificare gli equilibri commerciali ma anche come forma di pressione politica sui partner degli Stati Uniti.

Il Canada è stato uno dei paesi maggiormente coinvolti. Le prime misure americane hanno spinto varie province canadesi a reagire, per esempio limitando la vendita di alcuni prodotti statunitensi. Washington ha successivamente interpretato quelle contromisure come una nuova provocazione, minacciando ulteriori tariffe. Ne è nato un meccanismo di ritorsioni successive: a ogni nuovo dazio americano è seguita una risposta canadese, a cui gli Stati Uniti hanno replicato con nuove misure. Per alcuni mesi i due governi hanno tentato di negoziare. Trump aveva temporaneamente sospeso alcune tariffe nella speranza di raggiungere un accordo, ma ad agosto le trattative sono fallite definitivamente.

Il prezzo dell’influenza americana: 40mila miliardi di debito e una guerra economica da vincere

Mark Carney sfida Trump e cambia la strategia del Canada

A segnare la vera svolta è stata la decisione di Mark Carney di interrompere i negoziati con Washington.
Il primo ministro canadese ha assunto negli ultimi mesi una posizione sempre più netta nei confronti dell’amministrazione Trump, rifiutando l’idea che il Canada debba accettare qualsiasi compromesso pur di evitare i dazi.

Secondo Carney, un cattivo accordo avrebbe rischiato di creare una dipendenza ancora maggiore dagli Stati Uniti. Il suo approccio si distingue da quello adottato da molti altri alleati di Washington, che hanno cercato di trovare rapidamente un’intesa con Trump per limitare le conseguenze delle tariffe. Carney ha invece scelto la strada opposta: accettare i costi economici di uno scontro commerciale pur di difendere quella che considera la sovranità economica del Canada.
Il messaggio era già emerso chiaramente a fine agosto, quando il premier aveva dichiarato che il paese avrebbe risposto alle misure americane «dollaro su dollaro». Le tariffe entrate in vigore l’8 settembre sono la traduzione concreta di quella promessa.

Dazi USA-Canada: quali prodotti saranno colpiti

La nuova escalation riguarda numerosi settori industriali. Le tariffe canadesi prevedono un’aliquota del 50 per cento su acciaio e alluminio, oltre che su una serie di prodotti di arredamento e abbigliamento. Per altre categorie, come elettrodomestici, latticini, pesce e alcuni prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio, l’aliquota sarà invece del 25 per cento. Il governo canadese ha inoltre annunciato un piano da 7,5 miliardi di dollari canadesi per sostenere aziende e lavoratori potenzialmente danneggiati dalla guerra commerciale.

La risposta americana colpirà a sua volta diversi comparti dell’economia canadese, tra cui legname, arredamento, prodotti alimentari e carta. Il rischio principale è che l’aumento dei costi non rimanga confinato alle aziende. Una guerra dei dazi prolungata può infatti tradursi in prezzi più alti per i consumatori, minore competitività per alcune imprese e nuove difficoltà per settori profondamente integrati tra i due paesi.

Foto: unsplash

L’USMCA limita ancora l’impatto della guerra commerciale

Nonostante la durezza delle misure annunciate, una parte consistente degli scambi tra Canada e Stati Uniti dovrebbe restare protetta. Circa l’80 per cento del commercio tra i due paesi rientra infatti nell’USMCA, l’accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico che ha sostituito il precedente NAFTA. Questo significa che la maggioranza delle merci scambiate dovrebbe continuare a non essere soggetta ai nuovi dazi.

Il problema, però, è politico oltre che economico. La strategia di Trump sta mettendo sotto pressione proprio uno dei principali strumenti che per anni hanno regolato i rapporti commerciali tra i tre paesi nordamericani. Più aumenta il numero delle eccezioni e delle misure unilaterali, più diventa difficile prevedere quale sarà il futuro dell’accordo.

Hong Kong torna a crescere, ma ha perso ciò che la rendeva unica

Il Canada prova a ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti

La crisi commerciale sta già producendo un’altra conseguenza importante. Negli ultimi mesi il Canada ha iniziato ad accelerare i progetti destinati a diversificare i propri rapporti economici, riducendo la dipendenza dal mercato americano. Ottawa ha intensificato la collaborazione con l’Unione Europea, investito nel potenziamento di alcune infrastrutture portuali e avviato nuove relazioni commerciali anche con la Cina.

È un cambiamento significativo per un paese che per ragioni geografiche, economiche e storiche ha sempre considerato gli Stati Uniti il proprio principale partner commerciale. Carney ha riconosciuto che questa trasformazione avrà inevitabilmente un costo. Il punto, secondo il primo ministro, è stabilire se quel costo sia superiore a quello di continuare a dipendere da un partner diventato sempre più imprevedibile.

Foto: wikimedia commons

Trump contro Carney, uno scontro destinato a continuare

La nuova raffica di dazi mostra soprattutto che, almeno per ora, nessuna delle due parti sembra intenzionata a fare un passo indietro. Trump continua a considerare le tariffe uno strumento utile per ottenere condizioni commerciali migliori per gli Stati Uniti. Carney, dall’altra parte, sta trasformando la resistenza alle pressioni americane in uno dei punti centrali della propria leadership. Il risultato è un rapporto che si allontana sempre di più dalla tradizionale cooperazione tra Canada e Stati Uniti.

Per decenni i due paesi hanno costruito un sistema economico profondamente interconnesso. Oggi quello stesso livello di integrazione rende però ogni nuova misura commerciale potenzialmente più dolorosa. Con l’entrata in vigore dei nuovi dazi americani il 15 settembre e dei divieti sulle importazioni previsti per fine mese, lo scontro entra quindi in una fase ancora più delicata. E la domanda, ormai, non è più soltanto se Trump e Carney riusciranno a raggiungere un accordo. È quanto profondamente questa guerra commerciale finirà per modificare uno dei rapporti economici più importanti del Nord America.

Andy Burnham nuovo primo ministro UK: cosa cambia dopo Starmer