Crisi energetica

Caro bollette, l’inverno della nuova crisi energetica

La guerra in Medio Oriente alimenta una nuova crisi energetica, con pesanti conseguenze sulle bollette di gas ed elettricità. Nomisma Energia prevede rincari annuali del 23% per le famiglie e del 54% per le imprese. Tra il blocco dello Stretto di Hormuz, l’aumento dei prezzi all’ingrosso e la dipendenza europea dai combustibili fossili, l’inverno 2026 mette nuovamente alla prova il sistema energetico italiano

di Naomi Lanciano | Ottobre 2, 2026
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Dopo mesi in cui l’attenzione si è concentrata soprattutto sull’aumento dei carburanti, la crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente comincia a presentare il conto anche sul fronte delle bollette. Con l’arrivo dell’inverno, il rincaro del gas naturale e dell’elettricità rischia di incidere pesantemente sui bilanci delle famiglie e sui costi di produzione delle imprese italiane. La questione, tuttavia, va ben oltre l’aumento delle tariffe: il nuovo shock dei mercati energetici riporta al centro la vulnerabilità di un sistema europeo che, a quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, continua a dipendere dalle importazioni di combustibili fossili e dalle oscillazioni dei prezzi internazionali.

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Bollette 2026: quanto aumenteranno gas ed elettricità in inverno

Secondo le previsioni di Nomisma Energia, la spesa complessiva per gas naturale ed elettricità nel 2026 potrebbe risultare superiore del 23% rispetto all’anno precedente per le utenze domestiche e del 54% per le imprese. Una prospettiva particolarmente preoccupante in vista dei mesi più freddi, quando il riscaldamento torna a rappresentare una delle principali voci di consumo delle famiglie.

I primi effetti della crisi si sono già manifestati durante l’estate, quando le temperature elevate hanno aumentato la domanda di elettricità per il funzionamento dei condizionatori. L’inverno, tuttavia, presenta criticità maggiori, soprattutto in un Paese come l’Italia, dove la maggior parte delle abitazioni utilizza ancora il gas naturale per il riscaldamento.
I dati Istat relativi a settembre mostrano che le bollette domestiche di elettricità e gas risultavano già complessivamente più alte del 18,8% rispetto allo stesso mese del 2025. Gli aumenti attesi nei prossimi mesi potrebbero quindi aggravare una situazione che ha già ridotto il potere d’acquisto delle famiglie, con conseguenze particolarmente rilevanti per quelle a reddito medio-basso.

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La crisi dello Stretto di Hormuz e il prezzo del gas europeo

All’origine dei nuovi rincari c’è soprattutto l’interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi commerciali più importanti al mondo. Se il blocco ha attirato l’attenzione internazionale per le conseguenze sul mercato petrolifero, altrettanto rilevanti sono gli effetti sulle esportazioni di gas naturale liquefatto.

In condizioni ordinarie, attraverso Hormuz transita circa un quinto del gas naturale commercializzato via nave a livello mondiale. L’interruzione delle forniture provenienti dal Qatar, uno dei principali esportatori internazionali, ha ridotto la disponibilità di gas sui mercati, provocando un’impennata delle quotazioni. Prima della guerra, il gas qatariota rappresentava circa il 10% delle forniture italiane. La sua improvvisa indisponibilità ha contribuito a spingere il prezzo europeo del gas fino a circa 70 euro al megawattora, oltre il doppio rispetto ai livelli precedenti al conflitto e più di quattro volte rispetto all’inizio del 2021.

La nuova crisi si inserisce in un contesto già profondamente modificato dall’invasione russa dell’Ucraina. Dopo il 2022, l’Europa ha progressivamente ridotto la propria dipendenza dal gas russo, sostituendolo con forniture provenienti da altri Paesi e aumentando gli acquisti di gas naturale liquefatto. Questa diversificazione ha modificato la geografia degli approvvigionamenti, ma non ha eliminato l’esposizione del continente alle tensioni geopolitiche e alla volatilità dei mercati internazionali.
La crisi di Hormuz dimostra quanto il sistema energetico europeo rimanga vulnerabile anche quando cambia la provenienza delle forniture. La dipendenza da un singolo produttore può essere ridotta, ma il rischio si ripresenta ogni volta che un conflitto coinvolge le infrastrutture e le rotte attraverso le quali transitano le materie prime.

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Prezzo dell’elettricità in Italia: perché il gas fa aumentare anche la luce

L’aumento del gas naturale non riguarda soltanto chi lo utilizza per riscaldare la propria abitazione. In Italia, infatti, questa materia prima continua ad avere un ruolo determinante nella produzione di energia elettrica, influenzando direttamente il costo dell’elettricità acquistata da famiglie e imprese. Secondo i dati riportati, il 45,8% dell’elettricità italiana viene prodotto utilizzando il gas naturale, una dipendenza che rende il mercato nazionale particolarmente sensibile alle oscillazioni delle quotazioni internazionali.

Gli effetti sono già evidenti nell’andamento dei prezzi all’ingrosso. A febbraio, prima dell’inizio della guerra in Medio Oriente, il prezzo dell’elettricità sul mercato italiano si attestava intorno ai 114 euro al megawattora. A settembre il valore medio del PUN, il riferimento per gli acquisti di elettricità all’ingrosso, ha raggiunto i 204 euro al megawattora, registrando un incremento di quasi l’80%. Questo aumento non si traduce automaticamente in un rincaro della stessa entità per tutti i consumatori. Le bollette comprendono infatti, oltre al costo dell’energia, le spese di distribuzione, gli oneri di sistema, le imposte e i margini applicati dai fornitori. Inoltre, le condizioni economiche dei singoli contratti possono determinare differenze significative tra un’utenza e l’altra. Rimane però evidente come l’aumento dei prezzi all’ingrosso finisca per esercitare una pressione sull’intero sistema, soprattutto sui contratti indicizzati all’andamento del mercato.

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Mercato tutelato e mercato libero: gli aumenti previsti da ARERA

Le prospettive per gli ultimi mesi del 2026 trovano conferma anche nelle stime di ARERA, l’autorità italiana di regolazione del settore energetico. Per il quarto trimestre dell’anno è previsto un aumento del 37,3% della bolletta elettrica rispetto allo stesso periodo del 2025 per i clienti vulnerabili che usufruiscono del servizio di maggior tutela.

Si tratta di una platea di circa tre milioni di utenze, che comprende, tra gli altri, persone con più di 75 anni, nuclei familiari economicamente svantaggiati e consumatori che presentano particolari condizioni di salute o disabilità. L’aumento previsto assume quindi un significato particolarmente delicato, perché interessa anche categorie di cittadini che possono incontrare maggiori difficoltà nel sostenere un incremento delle spese domestiche.
La maggior parte delle famiglie italiane si trova invece nel mercato libero, dove i prezzi dipendono dalle offerte commerciali e dalle condizioni contrattuali sottoscritte. I dati di ARERA non possono essere estesi automaticamente a queste utenze, ma l’aumento del costo delle materie prime interessa tutti gli operatori del settore. Le conseguenze dipenderanno soprattutto dalla tipologia di contratto: chi ha sottoscritto un’offerta a prezzo fisso potrebbe essere temporaneamente protetto dalle oscillazioni del mercato, mentre chi dispone di una tariffa variabile risulta maggiormente esposto ai rincari.

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Famiglie e imprese: le conseguenze economiche del caro energia

L’impatto della nuova crisi energetica non sarà uniforme. Per le famiglie, il principale problema riguarda l’aumento delle spese incomprimibili, quelle alle quali è difficile rinunciare senza compromettere la qualità della vita. Il riscaldamento, l’illuminazione e il funzionamento degli elettrodomestici rappresentano consumi essenziali, soprattutto durante i mesi invernali.

Secondo Nomisma Energia, circa il 90% delle abitazioni italiane utilizza ancora il gas naturale per il riscaldamento. A rendere più complessa la situazione contribuisce anche la scarsa efficienza energetica di una parte consistente del patrimonio immobiliare nazionale. Gli edifici con un isolamento termico insufficiente richiedono maggiori quantità di energia per mantenere temperature adeguate, amplificando gli effetti dei rincari sia durante l’inverno sia nei mesi estivi.

Per le imprese, le conseguenze rischiano di essere ancora più significative. L’aumento del 54% della spesa energetica annuale stimato da Nomisma rappresenterebbe un aggravio importante per le attività che utilizzano grandi quantità di gas ed elettricità nei propri processi produttivi. Le aziende maggiormente esposte potrebbero trovarsi a scegliere tra l’assorbimento dei maggiori costi, con una conseguente riduzione dei margini, e il trasferimento di una parte degli aumenti sui prezzi finali dei prodotti.
Quest’ultima possibilità potrebbe alimentare nuove pressioni inflazionistiche, estendendo gli effetti della crisi energetica anche ai consumatori che non subiscono direttamente gli aumenti più elevati delle bollette. Il costo dell’energia, infatti, entra nella produzione, nella trasformazione e nella distribuzione di una quantità molto ampia di beni e servizi.

La dipendenza energetica dell’Europa e il futuro della transizione

La seconda grande crisi energetica europea in quattro anni riporta al centro una questione strutturale: la necessità di ridurre l’esposizione dell’economia alle importazioni di combustibili fossili. La diversificazione dei fornitori, perseguita dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ha permesso all’Europa di modificare le proprie fonti di approvvigionamento, senza tuttavia sottrarla completamente alle conseguenze delle crisi internazionali.

Anche il sistema degli stoccaggi assume un ruolo fondamentale. Durante i mesi estivi, l’Italia e gli altri Paesi europei acquistano gas per alimentare le riserve destinate a sostenere i consumi invernali. Se gli acquisti avvengono in una fase di prezzi particolarmente elevati, i costi possono continuare a pesare sul mercato anche nei mesi successivi. Le riserve rappresentano una protezione contro eventuali interruzioni delle forniture, ma non garantiscono necessariamente energia a prezzi contenuti.

La crescita delle fonti rinnovabili, lo sviluppo dei sistemi di accumulo e il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici possono contribuire a ridurre nel tempo questa vulnerabilità. Si tratta tuttavia di trasformazioni che richiedono investimenti, infrastrutture e una programmazione di lungo periodo, mentre famiglie e imprese devono affrontare conseguenze economiche immediate.

L’inverno 2026 si apre quindi con una prospettiva particolarmente complessa. Le previsioni sui rincari restano soggette all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, alla disponibilità delle forniture e all’andamento delle temperature, ma i prezzi già raggiunti sui mercati mostrano quanto la crisi abbia inciso sul costo dell’energia. Per l’Italia, la questione riguarda tanto la capacità di sostenere famiglie e imprese nei prossimi mesi quanto la possibilità di costruire un sistema energetico meno esposto alle tensioni geopolitiche. La sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità economica dell’energia rimangono strettamente collegate, con conseguenze che si riflettono direttamente sulla competitività del Paese e sul potere d’acquisto dei cittadini.

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