
Per mesi, in Corea del Sud, investire in Borsa ha smesso di sembrare una scelta riservata a professionisti e grandi fondi. È diventato qualcosa di molto più vicino a un fenomeno collettivo. Impiegati, studenti e pensionati hanno iniziato a comprare azioni attratti da un mercato che sembrava conoscere una sola direzione: verso l’alto. Al centro di quella corsa c’erano soprattutto due aziende, Samsung e SK Hynix, e una promessa che negli ultimi anni ha mosso quantità enormi di capitale in tutto il mondo: l’intelligenza artificiale.
Tra giugno 2025 e giugno 2026 la Borsa sudcoreana è cresciuta di quasi il 250 per cento. Poi il meccanismo si è inceppato. Tra giugno e luglio l’indice Kospi ha perso circa il 40 per cento in poche settimane, colpendo soprattutto chi era entrato sul mercato quando i prezzi erano già vicini ai massimi. Il punto, però, non è soltanto raccontare l’ennesima salita e discesa dei mercati finanziari. La vicenda sudcoreana mostra cosa può succedere quando politica economica, entusiasmo tecnologico e risparmio privato finiscono per alimentarsi reciprocamente, fino a rendere sempre più difficile distinguere un investimento da una scommessa.
Lee Jae-myung voleva portare i sudcoreani in Borsa
Una parte importante della storia comincia nel giugno del 2025, con l’arrivo alla presidenza di Lee Jae-myung. Il suo governo avviò una serie di liberalizzazioni del mercato finanziario con un obiettivo preciso: convincere i sudcoreani a investire una quota maggiore dei propri risparmi nelle aziende invece che nell’immobiliare. L’idea aveva una logica economica riconoscibile. Il capitale investito nelle imprese può contribuire a finanziarne crescita e innovazione, mentre un’eccessiva concentrazione della ricchezza nel mattone rischia di alimentare soprattutto il prezzo degli immobili.
Lee aveva trasformato questa strategia anche in una promessa politica molto semplice da comunicare. Durante la campagna elettorale aveva detto di voler portare il Kospi a 5.000 punti, circa il doppio dei livelli precedenti. La realtà, almeno inizialmente, superò persino quella previsione. Il Kospi arrivò oltre quota 9.000. Il problema è che la crescita non dipendeva soltanto dalle riforme del governo. Stava accadendo contemporaneamente qualcosa di molto più grande.

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Samsung e SK Hynix sono diventate il simbolo della corsa all’AI
L’esplosione dell’intelligenza artificiale ha prodotto una domanda enorme di semiconduttori e memorie necessarie per alimentare infrastrutture e sistemi sempre più potenti. La Corea del Sud si è ritrovata in una posizione privilegiata grazie a due dei suoi maggiori gruppi tecnologici: Samsung e SK Hynix. Samsung era già uno dei giganti dell’economia globale. La trasformazione di SK Hynix è stata invece ancora più impressionante: secondo i dati riportati nell’articolo di partenza, il titolo sarebbe cresciuto del 900 per cento in circa un anno e mezzo, portando la capitalizzazione dell’azienda oltre i mille miliardi di dollari.
A quel punto è entrato in funzione uno dei meccanismi più antichi dei mercati. Qualcuno guadagna. Altri vedono quei guadagni. Temono di essere rimasti fuori dall’occasione e cominciano a comprare. I prezzi aumentano ancora e la crescita diventa la migliore pubblicità possibile per convincere nuovi investitori a entrare. La domanda smette gradualmente di essere «quanto vale realmente questa azienda?» e diventa «quanto posso guadagnare se compro oggi?».
Le «formiche» sudcoreane e la paura di perdere il treno
In Corea del Sud gli investitori individuali hanno un peso particolarmente elevato. Vengono soprannominati dai media «formiche»: prese singolarmente muovono capitali relativamente piccoli rispetto ai grandi investitori istituzionali, ma collettivamente possono diventare una forza enorme. Secondo i dati riportati nel testo di partenza, gli investitori retail sarebbero arrivati a rappresentare circa il 60-70 per cento delle transazioni quotidiane.
Durante la fase di crescita, milioni di persone hanno iniziato a partecipare alla corsa. Il rialzo dei titoli legati all’intelligenza artificiale sembrava dimostrare continuamente che chi aveva investito prima aveva avuto ragione. È il terreno ideale per la FOMO, la fear of missing out: la paura di essere l’unico a non partecipare a un’opportunità apparentemente irripetibile. E quando un fenomeno finanziario entra nelle conversazioni quotidiane, quando amici e colleghi raccontano quanto hanno guadagnato e quando il valore del proprio portafoglio sembra aumentare quasi automaticamente, la percezione del rischio tende inevitabilmente a ridursi.

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Il governo ha reso la scommessa ancora più rischiosa
Invece di raffreddare un mercato che stava diventando sempre più euforico, il governo sudcoreano avrebbe consentito l’introduzione di strumenti capaci di amplificarne ulteriormente i movimenti. Tra questi ci sono gli ETF a leva su singole azioni. Il loro funzionamento, semplificando, consiste nel moltiplicare l’andamento di un titolo: se l’azione sottostante cresce, il guadagno aumenta; quando scende, però, anche la perdita viene amplificata.
Non sono necessariamente strumenti problematici in assoluto. Diventano molto più delicati quando vengono utilizzati massicciamente da piccoli investitori durante una fase di euforia collettiva. La concentrazione raggiunta dal mercato sudcoreano rende bene l’idea. A un certo punto, secondo i dati citati nell’articolo di partenza, Samsung, SK Hynix e gli strumenti finanziari collegati alle loro azioni sarebbero arrivati a rappresentare circa il 70 per cento delle transazioni della Borsa sudcoreana. Un intero mercato aveva finito per dipendere in misura enorme dalle aspettative costruite intorno a pochissime aziende.
Quando l’intelligenza artificiale ha smesso di sembrare infallibile
Perché una dinamica simile continui non è necessario che le aziende vadano semplicemente bene. Devono continuare a soddisfare aspettative diventate progressivamente più alte. Tra giugno e luglio sono comparsi i primi segnali di debolezza. Il settore globale dell’intelligenza artificiale ha cominciato a mostrare alcune difficoltà, mentre sui mercati aumentavano le preoccupazioni per la possibile concorrenza di aziende cinesi nei confronti dei produttori sudcoreani.
È bastato perché la direzione cambiasse. Il Kospi è precipitato di circa il 40 per cento in poche settimane. In termini assoluti, il crollo non ha cancellato l’intera crescita accumulata dal mercato nell’anno precedente. Ma questa osservazione dice poco sull’esperienza concreta di molti piccoli investitori. Chi aveva comprato prima dell’esplosione poteva ancora conservare parte dei guadagni. Chi era arrivato negli ultimi mesi, attirato proprio dai rialzi eccezionali, aveva acquistato vicino al massimo. Ed è spesso questa la parte meno intuitiva delle bolle speculative: quando tutti sembrano guadagnare, è precisamente il momento in cui nuovi investitori possono essere maggiormente tentati di entrare.
La prima grande crepa nella narrazione finanziaria dell’AI?
Definire quanto accaduto in Corea del Sud come lo scoppio definitivo della «bolla dell’intelligenza artificiale» sarebbe eccessivo. Il settore continua a generare investimenti enormi, domanda industriale e trasformazioni tecnologiche concrete. Ma il caso sudcoreano mostra una distinzione fondamentale: una tecnologia può essere rivoluzionaria e, contemporaneamente, le aspettative finanziarie costruite intorno ad alcune aziende possono diventare eccessive. Le due cose non si escludono.
Internet ha cambiato radicalmente il mondo anche dopo lo scoppio della bolla dot-com. La ferrovia rivoluzionò le economie ottocentesche pur producendo enormi speculazioni finanziarie. Una tecnologia può mantenere tutto il proprio valore storico anche quando gli investitori attribuiscono prezzi irrazionali alle aziende che promettono di dominarla. La Corea del Sud potrebbe quindi rappresentare uno dei primi laboratori in cui osservare cosa succede quando la narrativa dell’AI incontra in modo particolarmente aggressivo il risparmio delle famiglie.

Quando una promessa economica diventa un problema politico
Dopo il crollo, il governo ha iniziato a intervenire sugli strumenti finanziari considerati più rischiosi. Tra le misure riportate c’è anche l’obbligo di seguire un corso di una settimana per gli investitori non professionisti intenzionati ad acquistare determinati prodotti. È una risposta che contiene un paradosso evidente. Lo stesso sistema politico che aveva incoraggiato i cittadini a entrare sul mercato si trova ora nella posizione di doverli proteggere dagli strumenti attraverso cui quella partecipazione era diventata più rischiosa.
Le conseguenze sono inevitabilmente arrivate anche sul piano del consenso. La popolarità di Lee è diminuita, anche se la solidità della maggioranza parlamentare impedisce per ora che il problema finanziario diventi una minaccia immediata per il governo. Rimane però una questione più ampia. Per anni il dibattito sull’intelligenza artificiale si è concentrato soprattutto su cosa questa tecnologia potrà fare: quali professioni sostituirà, quali industrie trasformerà, quanto aumenterà la produttività. La Corea del Sud mostra che esiste anche un’altra domanda: cosa siamo disposti a credere quando pensiamo di poter guadagnare dalla sua crescita? Per milioni di piccoli investitori sudcoreani, la risposta è arrivata nel modo più costoso possibile.













