
L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran segna uno spartiacque nella storia recente del Medio Oriente. All’alba di sabato, raid aerei coordinati hanno colpito Teheran, Kandahar e altri obiettivi strategici legati al programma missilistico e nucleare iraniano. Poche ore dopo, la televisione di Stato ha confermato la notizia che ha scosso il mondo: la Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, è stata uccisa durante i bombardamenti.
Il presidente Donald Trump ha definito l’operazione “massiccia e in corso”, annunciando l’obiettivo di “distruggere i missili iraniani e radere al suolo la loro industria missilistica”. Israele ha parlato di “azione preventiva” contro una minaccia esistenziale.
Il fallimento dei negoziati sul nucleare
L’escalation arriva dopo settimane di colloqui indiretti tra Washington e Teheran, mediati dall’Oman e dalla Svizzera, per rilanciare un accordo sul nucleare. L’amministrazione Trump chiedeva la fine definitiva dell’arricchimento dell’uranio e la limitazione del programma balistico iraniano.
Teheran ha respinto le richieste, sostenendo di avere diritto all’arricchimento per scopi civili e negando qualsiasi intenzione di costruire un’arma nucleare. Le divergenze si sono aggravate con scambi di minacce pubbliche tra Trump e Khamenei.
Nel frattempo, il Pentagono aveva rafforzato la presenza militare nella regione: due portaerei nel Golfo, decine di F-35, F-22 e velivoli da rifornimento, oltre a droni d’attacco a lungo raggio. Il dispiegamento era il più imponente dalla guerra in Iraq del 2003.
Teheran colpita al cuore del potere
Secondo diverse fonti internazionali, un denso fumo si è alzato nel centro di Teheran, in prossimità di edifici governativi e militari. Tra gli obiettivi figuravano basi dei Pasdaran, centri di comando e infrastrutture collegate al programma missilistico.
Oltre a Khamenei, sarebbero stati uccisi alti ufficiali delle Guardie Rivoluzionarie, tra cui il comandante del Corpo e consiglieri della sicurezza nazionale. Un’agenzia iraniana per i diritti umani ha parlato di almeno 130 civili morti e centinaia di feriti, con scuole e infrastrutture danneggiate.
La morte della Guida Suprema apre un vuoto di potere senza precedenti: è solo la seconda successione dal 1979, dopo quella seguita alla morte dell’ayatollah Khomeini.

La rappresaglia iraniana: missili e droni su nove Paesi
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Più di 200 missili sono stati lanciati contro Israele, di cui una parte ha superato le difese aeree, causando vittime e feriti. Sciami di droni hanno colpito Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Qatar e perfino obiettivi in Oman.
Alcune basi americane nel Golfo sono state prese di mira. In Bahrain, una struttura collegata alla Quinta Flotta statunitense è stata colpita senza gravi danni, secondo le autorità locali.
Il presidente iraniano ha parlato di “vendetta legittima”, definendo l’uccisione di Khamenei una dichiarazione di guerra contro il mondo musulmano sciita. Le Guardie Rivoluzionarie hanno promesso “la più intensa operazione offensiva della storia della Repubblica islamica”.
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Il rischio di un conflitto regionale
L’escalation coinvolge attori regionali già instabili. Hezbollah in Libano e i ribelli Houthi in Yemen potrebbero aprire nuovi fronti contro Israele e interessi occidentali. Anche il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz rischia di essere compromesso, con ripercussioni immediate sui mercati energetici globali.
Nel frattempo, in Pakistan e in altre nazioni a maggioranza sciita si sono registrate proteste violente contro obiettivi americani. Il Regno Unito ha messo in allerta le proprie basi nella regione.
Le Nazioni Unite hanno chiesto un immediato cessate il fuoco e il ritorno alla diplomazia, ma le possibilità di de-escalation appaiono limitate.

Un azzardo geopolitico dalle conseguenze imprevedibili
L’operazione rappresenta uno dei più grandi azzardi della presidenza Trump. Dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro a gennaio, questa nuova azione militare consolida una dottrina estera improntata alla forza preventiva.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito l’attacco “necessario per eliminare una minaccia esistenziale”. Ma destabilizzare un regime radicato da quasi mezzo secolo potrebbe generare una guerra civile interna o una frammentazione del potere tra fazioni militari e religiose.
La successione alla Guida Suprema sarà decisiva. Secondo la Costituzione iraniana, un consiglio composto dal presidente, dal capo della magistratura e da un membro del Consiglio dei Guardiani eserciterà temporaneamente i poteri fino alla nomina di un nuovo leader.
Nel frattempo, il Medio Oriente entra in una fase di incertezza estrema. L’attacco USA-Israele all’Iran non è solo un episodio militare: è un evento destinato a ridefinire gli equilibri geopolitici globali nei prossimi anni.
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