Crisi Climatica

Per l’ONU superare gli 1,5 °C sarà inevitabile: il clima entra in una nuova fase

Secondo un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, il superamento della soglia di 1,5 °C prevista dall’Accordo di Parigi è ormai inevitabile. La sfida sarà limitare l’aumento delle temperature e ridurre gli effetti più gravi del cambiamento climatico

di Redazione di The Outline | Settembre 4, 2026
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Per anni è stato considerato il limite da non oltrepassare. Una linea simbolica e scientifica tracciata per contenere gli effetti più gravi del riscaldamento globale. Oggi, però, secondo un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, il superamento della soglia di 1,5 °C di aumento della temperatura media globale rispetto all’epoca preindustriale non sarebbe più soltanto un rischio, ma un evento ormai inevitabile. Non significa che l’obiettivo climatico sia definitivamente perduto o che ogni tentativo di ridurre le emissioni sia inutile. Al contrario: il messaggio principale del rapporto è proprio l’opposto. Ogni frazione di grado conta ancora, perché la differenza tra un aumento di 1,6 °C, 1,8 °C o valori ancora più elevati può tradursi in conseguenze molto diverse per ecosistemi, società e territori.

La soglia degli 1,5 °C era stata stabilita nel 2015 con l’Accordo di Parigi, quando quasi tutti i Paesi del mondo si erano impegnati a mantenere l’aumento della temperatura globale «ben al di sotto» dei 2 °C, cercando di limitare il più possibile il riscaldamento entro 1,5 °C. Un obiettivo ambizioso, che già allora molti esperti consideravano estremamente difficile da raggiungere senza una trasformazione profonda del sistema energetico mondiale.

Il superamento degli 1,5 °C è vicino

Il nuovo rapporto dell’ONU parla chiaramente di uno scenario in cui il superamento della soglia sarà inevitabile nei prossimi anni. Anche nell’ipotesi più favorevole, la temperatura globale potrebbe arrivare fino a circa 1,8 °C oltre i livelli preindustriali prima di riuscire, eventualmente, a diminuire nuovamente. Per invertire la tendenza sarà necessario un cambiamento radicale: ridurre rapidamente le emissioni di anidride carbonica e gas serra, abbandonare progressivamente i combustibili fossili e aumentare la capacità di rimuovere CO₂ già presente nell’atmosfera.

Proprio quest’ultimo punto rappresenta una delle grandi incognite del futuro climatico. Le tecnologie per catturare direttamente l’anidride carbonica dall’aria esistono, ma non sono ancora utilizzate su larga scala. Anche la natura, che oggi assorbe una parte importante delle emissioni attraverso foreste e oceani, potrebbe perdere efficacia con l’aumento delle temperature. La possibilità di superare temporaneamente gli 1,5 °C e poi tornare sotto questa soglia rimane quindi teoricamente possibile, ma richiederà interventi molto più rapidi e incisivi rispetto a quelli adottati finora.

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Un pianeta già più caldo mostra le conseguenze

Secondo le stime più recenti, la Terra è oggi circa 1,4 °C più calda rispetto al periodo preindustriale. Un aumento che non appartiene più soltanto ai modelli climatici, ma che è già visibile negli eventi estremi degli ultimi anni. Le ondate di calore sempre più frequenti, la siccità, gli incendi e le precipitazioni intense sono diventati fenomeni sempre più presenti in diverse aree del pianeta.

L’Europa ha vissuto estati caratterizzate da temperature record e lunghi periodi senza piogge, mentre in altre zone del mondo i fenomeni atmosferici estremi hanno avuto conseguenze ancora più pesanti. Nei prossimi mesi, inoltre, il ritorno di El Niño, il grande sistema climatico che influenza temperature e precipitazioni globali, potrebbe contribuire ad aumentare ulteriormente alcuni effetti del riscaldamento. Il rapporto dell’ONU ricorda però un elemento fondamentale: superare gli 1,5 °C non significa che tutto sarà deciso in modo irreversibile. Il futuro dipenderà ancora dalle scelte dei prossimi anni.

Il rischio dei punti di non ritorno

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la possibilità che un aumento prolungato delle temperature possa attivare alcuni punti di non ritorno, cioè cambiamenti difficili o impossibili da invertire nei tempi della vita umana. Tra i rischi principali ci sono la perdita di grandi quantità di ghiaccio in Groenlandia e nell’Antartide occidentale, con conseguenze sull’innalzamento del livello del mare, e possibili alterazioni delle correnti oceaniche dell’Atlantico, fondamentali per l’equilibrio climatico globale.

Anche l’Amazzonia rappresenta un elemento critico: con il progressivo degrado dell’ecosistema, una delle più grandi aree naturali capaci di assorbire CO₂ potrebbe ridurre questa funzione e arrivare persino a trasformarsi in una fonte di emissioni. Per questo motivo il rapporto insiste su un concetto preciso: non basta evitare il peggio, bisogna limitare il più possibile ogni aumento aggiuntivo della temperatura.

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La transizione energetica continua, ma non abbastanza

Nonostante il quadro complesso, il rapporto evidenzia anche alcuni segnali positivi. La transizione energetica è già iniziata e in alcuni settori sta accelerando. Secondo le previsioni, entro il 2030 energie rinnovabili e nucleare potrebbero arrivare a fornire circa la metà dell’elettricità mondiale, mentre il peso del carbone dovrebbe diminuire.

Nell’Unione Europea il cambiamento potrebbe essere ancora più evidente, con una quota molto maggiore di elettricità prodotta da fonti rinnovabili e nucleare. Sono dati che mostrano come alcune soluzioni tecnologiche siano ormai disponibili e in crescita, anche grazie alla riduzione dei costi. Il problema resta però la velocità del cambiamento: il clima non aspetta i tempi della politica e ogni ritardo rende più difficile contenere gli effetti futuri.

La sfida della COP31

Il rapporto arriva pochi mesi prima della COP31, la conferenza internazionale sul clima che sarà uno dei principali momenti di confronto tra governi e istituzioni. Al centro dei negoziati ci sarà proprio la questione più difficile: come rendere temporaneo il superamento degli 1,5 °C e come riportare il pianeta sotto quella soglia nel lungo periodo. Negli ultimi anni gli impegni annunciati dai governi non sono sempre stati accompagnati da azioni sufficientemente incisive. Alcuni Paesi hanno rallentato le proprie politiche climatiche, mentre altri hanno accelerato gli investimenti nelle energie pulite.

La partita, quindi, non è ancora chiusa. Ma il messaggio dell’ONU è chiaro: il tempo per intervenire si sta riducendo. Superare gli 1,5 °C potrebbe diventare inevitabile, ma ciò che accadrà dopo dipenderà ancora dalle decisioni prese oggi. Perché, nel cambiamento climatico, ogni decimo di grado rappresenta una differenza concreta tra rischi più contenuti e conseguenze sempre più difficili da gestire.

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