L'usura del potere

Pedro Sánchez e la politica della sopravvivenza: fino a quando può resistere?

La condanna dell’ex ministro José Luis Ábalos riaccende la crisi del PSOE e mette sotto pressione Pedro Sánchez. Tra scandali, inchieste e tensioni politiche, il premier spagnolo punta ancora sulla sua storica strategia della resistenza, mentre cresce il dibattito sulla tenuta del governo e sulla credibilità del progetto socialista

di Naomi Lanciano | Giugno 24, 2026
Foto: Instagram @Pianigiani.Stefano

La condanna definitiva dell’ex ministro José Luis Ábalos rappresenta uno dei momenti più delicati della lunga stagione politica di Pedro Sánchez. Non perché il premier spagnolo sia coinvolto direttamente nell’inchiesta, ma perché la sentenza colpisce uno degli uomini che più hanno contribuito alla sua ascesa ai vertici del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) e successivamente del governo. In una fase già segnata da scandali, indagini e crescenti tensioni con gli alleati, il caso rischia di trasformarsi in un test decisivo per la tenuta politica dell’esecutivo.

La sentenza della Corte Suprema spagnola ha inflitto ad Ábalos oltre ventiquattro anni di carcere per associazione criminale, corruzione, malversazione e traffico di influenze nell’ambito del cosiddetto “caso Koldo“, lo scandalo nato dagli appalti pubblici per la fornitura di mascherine durante la pandemia di Covid-19. Una condanna che ha immediatamente assunto una dimensione politica ben più ampia del procedimento giudiziario stesso.

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Il caso Ábalos e la crisi del PSOE

Per comprendere la portata dello scandalo occorre ricordare chi fosse José Luis Ábalos all’interno del sistema di potere socialista. Non un semplice ministro, ma uno degli architetti della rinascita politica di Sánchez. Fu tra i principali sostenitori della sua candidatura alla guida del PSOE e successivamente divenne segretario organizzativo del partito, oltre che ministro dei Trasporti.

Secondo la sentenza, Ábalos avrebbe utilizzato il proprio ruolo istituzionale per favorire una rete di interessi economici privati legata all’imprenditore Víctor de Aldama, ottenendo in cambio benefici economici e personali. I giudici parlano apertamente di una struttura organizzata che avrebbe sfruttato il potere pubblico per generare profitti privati.
Dal punto di vista politico, il caso investe inevitabilmente Sánchez, che di Ábalos è stato per anni alleato politico e principale punto di riferimento istituzionale.

Foto: unsplash

Il problema non è solo giudiziario

La vera minaccia per Sánchez non è rappresentata dalla sentenza in sé, ma dall’accumulo di scandali che negli ultimi mesi hanno colpito il PSOE e il suo entourage. Parallelamente al caso Ábalos proseguono infatti le indagini che coinvolgono altri dirigenti socialisti, tra cui Santos Cerdán, ex segretario organizzativo del partito. A questi si aggiungono le vicende giudiziarie che riguardano la moglie del premier, Begoña Gómez, coinvolta in un procedimento giudiziario che continua ad alimentare il dibattito politico attorno al governo.

Sebbene Sánchez abbia sempre negato qualsiasi coinvolgimento diretto e nessuna indagine lo abbia finora accusato formalmente, il problema politico è ormai evidente. La narrativa con cui il leader socialista arrivò al governo nel 2018 si fondava infatti sulla promessa di una rigenerazione democratica dopo gli scandali che avevano travolto il Partito Popolare di Mariano Rajoy.
È un paradosso che pesa sulla credibilità del governo. Sánchez costruì gran parte della propria legittimazione politica sulla promessa di riportare trasparenza nelle istituzioni e superare la stagione degli scandali che aveva segnato la politica spagnola negli anni precedenti. Oggi si trova a dover difendere il proprio partito dalle stesse accuse che contribuirono alla caduta dei suoi avversari.

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La strategia della resistenza

Chi conosce la politica spagnola sa che Pedro Sánchez ha costruito gran parte della propria carriera sulla capacità di sopravvivere a crisi che sembravano definitive. Nel 2016 fu politicamente eliminato dal suo stesso partito. Nel 2017 tornò alla guida del PSOE contro ogni previsione. Nel 2018 conquistò il governo attraverso una mozione di sfiducia. Nel 2023 riuscì a mantenere il potere nonostante una vittoria elettorale del Partito Popolare.
La sua strategia è sempre stata la stessa: resistere.

Anche oggi Sánchez punta sul fatto che l’opposizione non disponga dei numeri necessari per costruire una maggioranza alternativa. La mozione di sfiducia prevista dalla Costituzione spagnola è infatti “costruttiva”: non basta sfiduciare il governo, occorre indicarne uno nuovo. E al momento Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito Popolare, non dispone di una coalizione parlamentare sufficiente. Per questo motivo il premier continua a sostenere che la legislatura arriverà fino alla sua scadenza naturale.

Foto: Instagram @psoe e @sanchezcastejon

Un Paese che si sposta a destra

Tuttavia la partita non si gioca soltanto nelle aule parlamentari. I sondaggi mostrano un progressivo rafforzamento del Partito Popolare e dell’estrema destra di Vox. La percezione di un governo costantemente impegnato a difendersi da scandali e inchieste rischia di produrre un logoramento che va oltre le responsabilità individuali dei protagonisti.
La destra spagnola punta proprio su questo: lasciare Sánchez al governo il più a lungo possibile, affinché l’erosione del consenso continui in modo naturale fino alle prossime elezioni.
In questo scenario il rischio maggiore per il premier non è una caduta immediata, ma una lenta perdita di credibilità.

La battaglia per la legittimità

La vera sfida dei prossimi mesi sarà quindi narrativa prima ancora che politica.
Sánchez e il PSOE stanno cercando di trasformare gli scandali giudiziari in una battaglia contro quello che definiscono “lawfare”, ossia l’utilizzo politico della giustizia per colpire gli avversari. L’opposizione, al contrario, insiste sulla necessità di assumersi responsabilità politiche indipendentemente dagli esiti giudiziari.
Il confronto non riguarda soltanto il destino di un governo. Tocca questioni più profonde: il rapporto tra magistratura e politica, la fiducia nelle istituzioni e la capacità delle democrazie contemporanee di distinguere tra responsabilità penale e responsabilità pubblica.

Pedro Sánchez ha dimostrato più volte di saper sopravvivere a crisi che sembravano politicamente fatali. La sua carriera è stata costruita sulla capacità di trasformare situazioni di debolezza in occasioni di rilancio. Questa volta, però, la sfida appare diversa. Non si tratta soltanto di mantenere una maggioranza parlamentare o di respingere gli attacchi dell’opposizione. In gioco c’è la credibilità stessa del progetto politico che guida la Spagna dal 2018.
La domanda che attraversa oggi il Paese non è tanto se Sánchez riuscirà a resistere ancora una volta. La vera incognita è se, dopo anni di polarizzazione, scandali e tensioni istituzionali, gli elettori saranno ancora disposti a credere nella promessa di rigenerazione democratica che aveva segnato il suo arrivo al potere.

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