Caso editoriale

Sally Rooney, i suoi libri non saranno più venduti nel Regno Unito: ecco perché

La casa editrice britannica sospende la distribuzione dei romanzi della scrittrice irlandese, dopo aver dichiarato di non poterle versare legalmente i proventi delle vendite a causa del suo sostegno a Palestine Action

di Redazione di The Outline | Ottobre 16, 2026
Foto: Wikimedia commons

La scrittrice irlandese Sally Rooney non potrà più vendere i propri libri nel Regno Unito attraverso la casa editrice Faber. La decisione, annunciata il 14 ottobre, è legata al suo sostegno economico a Palestine Action, organizzazione filopalestinese dichiarata illegale dal governo britannico in base alla legislazione antiterrorismo. Una vicenda che coinvolge una delle autrici contemporanee più conosciute al mondo e solleva interrogativi sulle conseguenze delle norme antiterrorismo per il settore editoriale e la libertà di espressione.

Perché Faber ha interrotto la vendita dei libri di Sally Rooney

La casa editrice britannica Faber ha comunicato di aver raggiunto un accordo con Sally Rooney per interrompere la distribuzione delle sue opere nel Regno Unito, in qualsiasi formato. Alla base della decisione non ci sono ragioni commerciali o editoriali, ma un problema legale relativo al pagamento dei diritti d’autore.

Secondo quanto dichiarato dall’editore, nelle attuali condizioni non sarebbe possibile versare legalmente alla scrittrice i proventi derivanti dalle vendite dei suoi libri. Rooney ha infatti annunciato pubblicamente l’intenzione di destinare parte dei propri guadagni a Palestine Action, organizzazione che il governo britannico ha messo al bando applicando le leggi antiterrorismo.

La legislazione del Regno Unito prevede conseguenze penali per chi riceve denaro con l’intenzione di utilizzarlo per sostenere attività terroristiche. È questo il quadro normativo che, secondo Faber, impedisce di proseguire regolarmente il rapporto commerciale con l’autrice. La sospensione riguarda il mercato britannico e non costituisce un divieto generale di pubblicazione imposto direttamente ai romanzi di Rooney. Si tratta, piuttosto, di una decisione concordata tra editore e scrittrice, determinata dalle possibili implicazioni legali dei pagamenti.

La distinzione è importante per comprendere la vicenda: non sono i contenuti dei romanzi a essere contestati, ma la destinazione dichiarata dei guadagni della loro autrice.

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Palestine Action e le ragioni dello scontro con il governo britannico

Il caso nasce dalla decisione del governo britannico di dichiarare illegale Palestine Action, gruppo di attivisti noto per le azioni di protesta contro il sostegno politico e militare del Regno Unito a Israele. Nel giugno 2025 alcuni militanti dell’organizzazione erano entrati nella base della Royal Air Force di Brize Norton, danneggiando con vernice rossa due aerei militari. L’azione era stata rivendicata come forma di protesta contro il ruolo britannico nel conflitto a Gaza. In seguito all’episodio, l’allora ministra dell’Interno Yvette Cooper aveva annunciato l’intenzione di procedere contro Palestine Action attraverso gli strumenti previsti dalla legislazione antiterrorismo.

Rooney aveva criticato pubblicamente questa scelta in un editoriale pubblicato sul Guardian nel giugno 2025, esprimendo la propria ammirazione per l’organizzazione e contestando la decisione del governo. Nell’agosto successivo, in un intervento sull’Irish Times, aveva assunto una posizione ancora più esplicita: avrebbe utilizzato i guadagni dei propri romanzi e degli adattamenti televisivi realizzati dalla BBC per sostenere Palestine Action.

Da quel momento il suo impegno politico ha assunto anche una dimensione giuridica. Negli ultimi mesi la scrittrice ha evitato di recarsi nel Regno Unito per partecipare a festival e presentazioni, temendo possibili conseguenze penali. In una dichiarazione diffusa dopo l’annuncio di Faber, Rooney ha confermato il proprio sostegno all’organizzazione, affermando di essere pronta ad «accettare le conseguenze» delle sue scelte.

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Dalla causa palestinese al boicottaggio culturale di Israele

Il sostegno di Sally Rooney alla causa palestinese non è recente e ha già influenzato alcune decisioni legate alla pubblicazione delle sue opere. Nel 2021, in occasione dell’uscita di Dove sei, mondo bello, la scrittrice aveva rifiutato di cedere i diritti di traduzione a case editrici israeliane, aderendo alla campagna promossa dal movimento Boycott, Divestment, Sanctions (BDS). Il movimento sostiene il boicottaggio economico, accademico e culturale di Israele come strumento di pressione politica per il rispetto dei diritti dei palestinesi.

Rooney aveva mantenuto la stessa posizione anche con Intermezzo, il suo quarto romanzo, pubblicato nel 2024. Durante un evento promozionale a Londra aveva inoltre condannato duramente le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza, definendole un genocidio.

Il suo boicottaggio, tuttavia, non si estende indistintamente a ogni realtà culturale israeliana. Nel maggio 2026 la scrittrice ha annunciato la pubblicazione della traduzione ebraica di Intermezzo con November Books, una casa editrice indipendente israeliana impegnata nel sostegno ai diritti dei palestinesi. La scelta evidenzia una distinzione nella posizione dell’autrice, che ha collegato le proprie decisioni editoriali all’orientamento politico delle organizzazioni coinvolte.

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Chi è Sally Rooney e perché il suo caso ha una rilevanza internazionale

Sally Rooney è una delle autrici più influenti della narrativa contemporanea. Il successo dei suoi romanzi ha superato i confini del mercato letterario, raggiungendo anche il pubblico televisivo. A 35 anni, Sally Rooney è considerata una delle scrittrici più importanti della sua generazione. Nata a Castlebar, in Irlanda, ha raggiunto la notorietà internazionale con romanzi che raccontano le relazioni sentimentali, le differenze sociali e le contraddizioni della vita contemporanea.

Il suo esordio, Parlarne tra amici, risale al 2017. L’anno successivo è arrivato Persone normali, il romanzo che ne ha consolidato il successo internazionale, ottenendo importanti riconoscimenti letterari e traduzioni in oltre quaranta lingue. A questi sono seguiti Dove sei, mondo bello, pubblicato nel 2021, e Intermezzo, uscito nel 2024. Le sue opere hanno venduto milioni di copie e attirato l’attenzione di lettori, critica e industria audiovisiva. Persone normali e Parlarne tra amici sono stati adattati in serie televisive dalla BBC, contribuendo ad ampliare ulteriormente il pubblico dell’autrice.

Il successo di Rooney è legato anche alla capacità di intrecciare dimensione privata e questioni politiche. Nei suoi romanzi, le relazioni personali si sviluppano spesso all’interno di un contesto segnato da disuguaglianze economiche, differenze di classe e tensioni sociali. La posizione assunta sulla Palestina si inserisce quindi in un percorso pubblico nel quale la scrittrice ha più volte espresso convinzioni politiche anche attraverso le proprie scelte professionali.

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Il caso Rooney e le conseguenze delle leggi antiterrorismo sull’editoria

La sospensione delle vendite dei romanzi di Sally Rooney introduce una questione che supera il rapporto tra un’autrice e la propria casa editrice. Una normativa concepita per contrastare il finanziamento del terrorismo produce, in questo caso, conseguenze dirette sulla distribuzione di opere letterarie che non sono oggetto di contestazione. Il problema riguarda il trasferimento dei diritti d’autore. Per Faber, continuare a vendere i romanzi significherebbe generare compensi destinati a una scrittrice che ha dichiarato di voler finanziare un’organizzazione vietata dalla legislazione britannica.

Il caso mostra così come le restrizioni economiche previste dalle norme antiterrorismo possano incidere anche su attività culturali e commerciali estranee alle azioni contestate a un’organizzazione. Resta però necessario distinguere i diversi piani della vicenda. La decisione di Faber non equivale a una censura statale dei contenuti letterari, né risulta motivata da una valutazione politica dei romanzi. È la conseguenza delle difficoltà legali che l’editore dichiara di incontrare nel corrispondere i compensi all’autrice. Allo stesso tempo, l’impossibilità di proseguire la distribuzione evidenzia una tensione tra l’applicazione delle norme di sicurezza e la circolazione delle opere culturali.

Per il momento non sono state indicate le condizioni che potrebbero consentire la ripresa delle vendite nel Regno Unito. La posizione di Rooney, ribadita anche dopo l’annuncio dell’editore, non sembra essere cambiata. La vicenda resta dunque aperta e pone una questione precisa: fino a che punto le conseguenze legali delle scelte politiche di un autore possono incidere sulla disponibilità delle sue opere? Nel caso di Sally Rooney, questa tensione ha già prodotto un risultato concreto: l’interruzione della distribuzione dei suoi romanzi in uno dei principali mercati editoriali di lingua inglese.

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