
Le immagini dei palazzi distrutti a Kiev, Dnipro e Odessa continuano a fare il giro del mondo. Missili balistici, droni kamikaze e attacchi notturni ricordano che la guerra in Ucraina è tutt’altro che vicina a una conclusione. Eppure, osservando ciò che accade lungo la linea del fronte, emerge una realtà diversa da quella restituita dai bombardamenti: mentre la Russia continua a dimostrare una notevole capacità di colpire le città ucraine, la sua offensiva terrestre procede con estrema difficoltà.
È il paradosso che caratterizza questa fase del conflitto. Mosca mantiene una forte pressione dal cielo, ma sul terreno fatica a trasformare questa superiorità in conquiste territoriali significative. A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione, la guerra sembra essere entrata in una fase di logoramento, dove ogni metro conquistato richiede settimane di combattimenti e un costo umano sempre più elevato.

L’avanzata russa rallenta: pochi metri conquistati ogni giorno
Secondo un’analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS), uno dei principali think tank statunitensi specializzati in sicurezza internazionale, l’avanzata dell’esercito russo nel Donbas procede ormai a ritmi estremamente contenuti. Nell’area di Kostiantynivka le truppe russe avanzerebbero in media di circa 50 metri al giorno, mentre nei settori di Pokrovsk e Sloviansk il progresso oscillerebbe tra i 70 e i 90 metri quotidiani. Numeri che fotografano una delle offensive più lente osservate nei conflitti moderni e che raccontano una situazione ben diversa dalla narrazione di continui successi militari proposta dal Cremlino.
Anche il costo dell’offensiva continua a crescere. Diversi analisti sottolineano come le perdite subite dalle forze russe siano aumentate sensibilmente negli ultimi mesi, senza però produrre uno sfondamento decisivo delle linee difensive ucraine.
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L’Ucraina recupera terreno, seppur lentamente
Se la Russia fatica ad avanzare, l’Ucraina continua a riconquistare lentamente alcune porzioni di territorio.
Le mappe elaborate dal gruppo indipendente DeepState indicano che tra aprile e maggio le forze di Kiev hanno recuperato centinaia di chilometri quadrati, arrivando in alcuni settori a riconquistare più territorio di quanto ne abbiano perso nello stesso periodo. Non si tratta di una controffensiva su larga scala, ma di un segnale che evidenzia come il fronte non sia affatto statico e che la pressione russa non stia producendo i risultati sperati.
I combattimenti più intensi restano concentrati nel Donbas, in particolare nell’area di Kostiantynivka. Qui le truppe di Mosca ricorrono sempre più spesso a piccoli gruppi di fanteria, talvolta composti da pochissimi soldati, nel tentativo di ridurre l’esposizione ai droni ucraini, diventati una delle armi più efficaci sul campo di battaglia.

La guerra dei droni ridisegna il conflitto
Se nei primi anni dell’invasione erano carri armati e artiglieria a dominare le operazioni, oggi il conflitto è sempre più segnato dall’impiego massiccio dei droni. L’Ucraina utilizza velivoli senza pilota non solo per sorvegliare il fronte e colpire le postazioni russe, ma anche per attaccare obiettivi strategici all’interno del territorio della Federazione Russa. Negli ultimi mesi sono stati presi di mira depositi di carburante, infrastrutture energetiche e raffinerie considerate fondamentali per sostenere lo sforzo bellico di Mosca.
Tra gli episodi più recenti figura il raid contro la raffineria di Afipsky, nel territorio di Krasnodar, uno dei principali impianti petroliferi della Russia meridionale, dove le autorità locali hanno confermato un vasto incendio. Anche la raffineria di Tuapse è stata colpita più volte dall’inizio dell’anno, a conferma di una strategia che punta a indebolire la capacità logistica ed energetica russa.
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I bombardamenti sulle città restano la principale arma di Mosca
Mentre il fronte terrestre procede lentamente, la Russia continua a intensificare gli attacchi contro i centri urbani ucraini.
Kiev, Dnipro e Odessa sono state colpite ripetutamente da missili e droni nelle ultime settimane, con pesanti conseguenze per la popolazione civile. Quartieri residenziali, edifici pubblici e infrastrutture sono tornati nel mirino, mentre i soccorritori continuano a intervenire tra macerie e incendi.
Secondo le autorità ucraine, uno dei principali problemi resta la disponibilità di sistemi di difesa aerea e di missili intercettori, in particolare per le batterie Patriot. La diminuzione delle scorte renderebbe più difficile contrastare gli attacchi su larga scala, offrendo alla Russia maggiori possibilità di colpire obiettivi in profondità.

Una guerra di logoramento che potrebbe durare ancora
Il conflitto sembra ormai aver assunto le caratteristiche di una lunga guerra di logoramento. Non si assiste più alle rapide avanzate che avevano segnato le prime fasi dell’invasione, ma a una lenta competizione fatta di attacchi mirati, guerra tecnologica e capacità industriale.
Da una parte la Russia continua a dimostrare di poter infliggere gravi danni alle città ucraine attraverso missili e droni; dall’altra incontra enormi difficoltà nel tradurre questa pressione in conquiste territoriali durature. L’Ucraina, pur riuscendo a mantenere una forte capacità di resistenza e a colpire obiettivi strategici in territorio russo, resta fortemente dipendente dal sostegno occidentale per la difesa aerea, le munizioni e gli aiuti militari.
In questo scenario nessuna delle due parti sembra oggi in grado di ottenere una vittoria decisiva nel breve periodo. Il fronte cambia lentamente, ma la guerra continua a evolversi, spostando il proprio baricentro dalla conquista del territorio alla capacità di resistere più a lungo dell’avversario. A pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono soprattutto i civili, intrappolati in un conflitto che appare sempre più lungo, complesso e difficile da risolvere.
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